Seleziona la tua lingua

Non siamo più capaci di leggere

Ripartire dalla conoscenza

9a5d027d 7c59 49ec 9e8f d05ee85bc603

Editoriale di Francesco Grillo per Il Messaggero

È la classifica internazionale che, più di ogni altra, dovrebbe preoccupare, perché misura quella che è la variabile che maggiormente pesa sulla possibilità stessa di una comunità di avere un futuro. Ieri, dall’OECD (l’organizzazione che funge da centro studi per le economie più avanzate ed è il punto di riferimento per qualsiasi serio ricercatore) sono arrivate almeno tre notizie importanti. Tra gli adulti, la capacità di comprendere un testo scritto sta diminuendo; l’Italia è al quartultimo posto (su 31 Paesi) per capacità di effettuare operazioni matematiche e risolvere problemi; e, tuttavia, si conferma che essere capaci di trasformare dati in conoscenza è il fattore che maggiormente spiega le possibilità, assai diverse, di trovare un lavoro di cui essere orgogliosi, di godere di buona salute e, persino, di avere voglia di fare figli. Sono numeri da cui non può prescindere qualsiasi strategia che miri a ridare energia.

La classifica, realizzata dai ricercatori dell’istituzione con sede a Parigi intervistando circa 150 mila individui rappresentativi della popolazione di ciascuno Stato, fu pubblicata l’ultima volta dieci anni fa, e il confronto con i numeri appena presentati è molto interessante. Gli adulti – intesi come coloro che hanno tra i 16 e i 65 anni – stanno perdendo capacità di comprendere un testo scritto. Nei 31 Paesi aderenti all’OECD analizzati, in 27 è aumentato il numero di individui con una capacità di analisi logica di uno scritto inferiore a quella che – secondo i programmi scolastici – ci si aspetta da un alunno che ha appena superato l’esame della scuola primaria. In media, si trova in questa situazione un quarto degli adulti nelle economie a reddito più elevato, percentuale che in Italia arriva al 35% (in aumento rispetto al 28% registrato nell’analisi del 2013).

Ovviamente, sul peggioramento registrato nel nostro Paese e in altri incidono il progressivo invecchiamento della popolazione (che porta a un deterioramento delle capacità cognitive) e un aumento della popolazione immigrata (che ha un ovvio svantaggio nelle competenze linguistiche). L’Italia è inoltre penalizzata da una minore percentuale di persone che accedono all’università e da un più alto tasso di abbandono scolastico. Tuttavia, è molto interessante notare che, anche a parità di queste condizioni, permangono svantaggi che sembrano evidenziare questioni strutturali che stanno cambiando la natura del problema: i laureati italiani ottengono risultati in matematica inferiori ai diplomati finlandesi (la Finlandia è con il Giappone e la Svezia ai primi posti, mentre Polonia e Portogallo ci seguono); a parità di età e titolo di studio, sembra emergere comunque un peggioramento nella capacità di risolvere problemi semplici. È ragionevole ipotizzare che si sia verificata una rottura tecnologica (i social) che non abbiamo saputo gestire.

Si tratta di evidenze di grande importanza, perché la stessa ricerca evidenzia che – in Italia, ad esempio – passare dall’ultimo al quarto livello più avanzato di competenze numeriche raddoppia il reddito e più che raddoppia la possibilità di godere di ottima salute e di avere fiducia negli altri (mentre non sembra incidere molto sulla partecipazione politica).

Di fronte a questo quadro, è evidente che bisogna investire maggiormente in educazione. Non si può non ricordare che l’Italia è l’unico Paese che continua a spendere quattro volte di più in pensioni (un sussidio tecnico per chi ha abbandonato il mondo del lavoro) rispetto alla formazione, includendo dagli asili alle università.

Bisogna però anche riorganizzare il modo in cui trasmettiamo conoscenza. Non basta più concentrarla sui giovani sotto i 25 anni, perché la demografia ci dice che va costantemente sostenuta la capacità di apprendere anche per le persone anziane, sempre più numerose. Inoltre, occorre ripensare radicalmente gli strumenti con cui accediamo a un’informazione che ci sovrasta: non solo quelli tradizionali, ma anche i social stessi, che probabilmente hanno diminuito la capacità di pensare mentre leggiamo.

Per l’Italia, il paradosso è che paghiamo più degli altri una crisi della conoscenza, pur essendo circondati – più di chiunque altro – da simboli della conoscenza. Per invertire il declino più pericoloso, dobbiamo imparare a capire meglio come funzionano le macchine che ci circondano; ma anche a riscoprire e valorizzare quell’intelligenza che ci definiva e che può tornare a essere un vantaggio competitivo in un’era in cui dovremo rispondere alla sfida delle intelligenze artificiali.

Referenze 

The Economist (2024) Are adults forgetting how to read? Link. 

OECD (2024), Do Adults Have the Skills They Need to Thrive in a Changing World?: Survey of Adult Skills 2023, OECD Skills Studies, OECD Publishing, Paris, https://doi.org/10.1787/b263dc5d-en.