Le sfide a Nvidia arriveranno da almeno tre direzioni diverse: i processori proprietari dei Big Tech, le alternative cinesi e una possibile integrazione verticale dei partner.

An article of Francesco Grillo* for La Repubblica
All’inizio della storia di molte delle aziende americane che stanno cambiando la storia, c’è spesso un curioso riferimento a miti classici nati tra Roma e Atene. Ad esempio, a quell’eroe che rubò il fuoco agli Dei sovvertendone il potere e suscitandone invidia. Ed è proprio un nome latino che sta all’inizio della storia dell'azienda che è la stella dell’era che sarà dominata dall’intelligenza artificiale. Ma è, di nuovo, l’ostilità (“invidia”) di chi è costretto a guardare Nvidia dal basso (pur essendo uno dei titani del digitale) che può spegnere o, almeno, attenuare la luce della stella dell’IA. Un’azienda che ne ha, letteralmente, reso possibili le meraviglie, disegnando chip potenti e unici; ma che, per questa ragione, detiene un monopolio che può rallentare l’ulteriore sviluppo dell’IA.
Nvidia nasce, in realtà, da un’idea di Jensen Huang nel 1993 e, per quasi 30 anni, è rimasta ai margini di un mondo dominato da cinque colossi (Google, Amazon, Meta, Microsoft e Apple) e da Intel che ha fatto la storia dei chip. Tutto cambia, il 30 novembre 2022, quando un’altra azienda (OpenAI) rende disponibile al pubblico per la prima volta un modello linguistico largo (un LLM che, in quel caso, fu il famoso ChatGpt 3.5). Dal novembre del 2022, Nvidia ha moltiplicato per 11 volte la propria capitalizzazione di mercato ed è oggi, con 5.5 trilioni, l'azienda più grande del mondo per valore che gli attribuiscono i mercati finanziari. In solo quattro anni, Nvidia ha aumentato il proprio valore di 5 trilioni che è più di quanto non siano riusciti a fare Alphabet, Amazon, Meta, Microsoft e Apple (più magari Tesla) messe insieme. Per capirci 5,5 trilioni è un valore superiore alla capitalizzazione dell’intero mercato finanziario europeo–Euronext – solo un anno fa.
È Nvidia, finora, la grande vincitrice della rivoluzione dell'intelligenza artificiale. Ancora più di Anthropic e OpenAI (tra le grandi sono le uniche totalmente dedicate a progettare LLM) che continuano a perdere soldi; Nvidia, invece, nel 2025, ha realizzato un margine operativo di circa 134 miliardi di dollari su 216 miliardi di fatturato (con un margine sulle vendite pari ad uno strabiliante 60% di marginalità).
Ci è riuscita Nvidia mettendo al centro della rivoluzione i Graphic Processing Unit (GPU). Disegnando, cioè, chip capaci di scomporre problemi computazionali complessi in tanti pezzi più piccoli in maniera da risolverli a una velocità che nessun’altro microprocessore riesce a raggiungere.
La domanda è, però, se parte di questo enorme valore possa essere intercettata da altri. Ed è una domanda importante anche perché nel frattempo Nvidia ha sviluppato un vero e proprio monopolio che – come tutti i monopoli – rischia di diventare un collo di bottiglia quando – finalmente – l’intelligenza artificiale comincerà davvero a trasformare i processi produttivi.
Le sfide a Nvidia arriveranno da almeno tre direzioni diverse. In primo luogo, i colossi che hanno dominato Internet fino all'ascesa di Nvidia stanno già costruendo i propri chip per rendere sostenibili investimenti mostruosi. Alphabet è più avanti di tutti con i Tensor Processing Unit (TPU), che già rappresentano quasi l'85% dei chip installati nei data center con cui alimenta Gemini. Microsoft sta sperimentando AMD come fornitore alternativo. E anche la ben più piccola britannica ARM sta proponendo "chip su misura": costruiti per un uso specifico e per un cliente specifico, e possono costare almeno due terzi in meno del prodotto di punta di Nvidia.
In secondo luogo, la Cina. Paradossalmente, le probabilità che questo avvenga sono state aumentate da Donald Trump che ha vietato a Nvidia di vendere ai cinesi i propri prodotti più avanzati. La decisione ha spinto governo e produttori cinesi a progettare alternative. La Semiconductor Manufacturing International Corporation (SMIC), la principale fonderia cinese, raddoppierà nei prossimi dodici mesi la propria capacità produttiva di chip a 7 nanometri; mentre DeepSeek sta facendo scuola nelle tecniche per spremere il massimo da chip meno avanzati.
Ma la terza delle alternative a Nvidia potrebbe un giorno arrivare dalle due aziende con cui Nvidia è integrata: l'olandese ASML e la taiwanese TSMC. Ciascuna delle tre imprese è, di gran lunga, la migliore nella propria categoria - Nvidia nel disegnare i chip, ASML nel costruire le macchine litografiche con cui i chip vengono tagliati, TSMC nel produrli - e dipendono l'una dall'altra. Tutte e tre hanno avuto successo: per capitalizzazione ASML è la prima azienda europea e la TSMC la più grande azienda dell'Asia, davanti a qualsiasi rivale cinese. E, tuttavia, è Nvidia a intascare l'80% del denaro complessivo che questo trio riesce a generare. ASML potrebbe, un giorno, provare ad integrarsi verso il basso (soprattutto se si aggravassero le tensioni tra USA e Europa); TSMC verso l’alto (ed è del resto la principale ragione per la quale la Cina potrebbe, davvero, decidere di prendersi con la forza quell’isola – Taiwan – che la comunità internazionale gli attribuisce già).
Quasi tutte le aziende visionarie nascono con l’idea di rubare il fuoco agli Dei. E anche con quella – ancora più pericolosa – di suscitare l’invidia degli “incombenti”. Può essere questa l’Hubris che sfida i moderni Prometei. Che sopravviveranno solo se saranno in grado di trasformare l’enorme valore che gli attribuiscono i mercati finanziari, in un valore che milioni di persone possano apprezzare e difendere. Un valore che, finora, la stessa intelligenza artificiale deve ancora far sentire.
*docente in Bocconi e direttore del think tank Vision
