Analisi dei decessi per Covid

Stima dell'errore nei contagi ufficiali e implicazioni per la strategia.

 Paper di Vision

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L’Istat ha reso disponibile il 22 ottobre l’ultimo aggiornamento della banca dati che, tra le molte informazioni, riporta il numero dei decessi tra il 1° marzo e il 31 Agosto 2020 (periodo caratterizzato dall’epidemia COVID19) e la media dello stesso periodo del degli anni 2015-20219 in 7.903 comuni italiani. Il confronto può, come è stato rilevato da più parti, essere, persino, più significativo di altre rilevazioni, in quanto non risente della difficile attribuzione dei decessi a cause tra di loro concomitanti e diverse.

Se, infatti, si fa l’ipotesi [1] che la popolazione dello stesso Comune, di anno in anno e nello stesso mese, non si modifica in maniera sostanziale per patologie presenti e nella sua struttura demografica (ad esempio, percentuale di anziani), è plausibile che la modifica nei decessi sia contenuta. Questa ipotesi è, del resto, confermata dalla scarsa varianza dei decessi per mesi negli anni precedenti (2012 – 2018).

Ciò significa che una variazione ampia e improvvisa nel numero di decessi, può fornire una stima dell’impatto di uno shock esogeno come COVID19 [2].

L’analisi

I comuni osservati da ISTAT sono 7.903 e rappresentano la totalità dei comuni italiani ed essi fanno registrare il 15% in più di morti tra 2020 e 2015-2019.

La prima osservazione da fare osservando i numeri forniti dall’ISTAT è che arriviamo ad una stima complessiva dei decessi causati da COVID che nel periodo 1 Marzo – 31 Agosto 2020 del 32% circa superiore rispetto ai numeri forniti dalla Protezione Civile (47.000 rispetto a 35.454) e relativi all’intero territorio nazionale.

Tabella – Andamento decessi (2020 – 2019) e stima decessi COVID19

numeri covid 281120

Fonte: Elaborazione VISION su dati ISTAT e DPC

Dalla tabella sembrano emergere due novità importanti:

  1. Il numero dei decessi probabili (tra Marzo ed Agosto) sia 1,32 (1,47 tenendo conto dei numeri in tabella che non riguardano però tutte le regioni italiane) volte superiore rispetto al numero ufficiale;
  2. La sottostima sembra minore in regioni quali Emilia Romagna, Liguria, Veneto e Valle d’Aosta, mentre è maggiore in altre quali Calabria, Puglia e Sardegna.

È, inoltre, possibile che il lock-down abbia ridotto altre cause di mortalità (ad esempio, incidenti automobilistici che, in generale, risultano essere prima causa di morte fino a 50 anni) e ciò porterebbe a ritenere che la differenza tra dati probabili e ufficiali sia ancora superiore. In questo modo è spiegabile l’andamento di alcune regioni che ha visto diminuire il proprio numero di morti.

Si precisa, quindi, che non abbiamo incluso nella nostra analisi – Abruzzo, Basilicata, Campania, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Molise, Sicilia, Toscana, Umbria – in quanto in quelle Regioni si è assistito ad un decremento della mortalità nel periodo preso in considerazione.

Le implicazioni ulteriori

L’analisi mostra, dunque, che c’è di sicuro una sottostima nelle rilevazioni ufficiali della mortalità di COVID19.

Ciò ha ulteriori importanti implicazioni che diventa riflessione per il governo e la strategia da adottare. Infatti:

  1. È, di nuovo, ragionevole immaginare che la sottostima sia continuata anche nei giorni successivi al 31 agosto e ciò significa che anche il conteggio ufficiale dei morti (54.363) al 27 novembre vada moltiplicato per lo stesso fattore di errore (1,36). Ciò corrisponde ad una proiezione che indica un numero di vittime reale in ITALIA superiore a 70.000 (circa 72.000). Ciò è reso ancor più credibile dai dati della stessa ISTAT che fanno riferimento al bilancio mensile sulla popolazione residente italiana. Questa ha visto, ad agosto 2020, un calo che l’ha portata al di sotto dei 60 milioni (59.991.186, cosa che non accadeva dal 2013). Tenendo conto del trend che ha caratterizzato il numero di residenti in Italia nei primi mesi dell’anno, del trend dello stesso periodo dell’anno scorso e del numero di morti per COVID calcolato nel presente paper si è stimato (in maniera prudenziale) che ad oggi la popolazione residente italiana potrebbe essere di circa 59 milioni 890 mila persone (circa 100.000 in meno di agosto).
  2. Più interessante ancora però è la conseguenza sul numero dei contagi. L’articolo di NATURE [3] stima – per la regione cinese di HUBEI ad epidemia conclusa – il tasso di mortalità reale da COVID19 (correggendo il denominatore con una stima dei contagiati asintomatici a cui non è stato somministrato il tampone) in un valore medio dell’1,4%. Pur ipotizzando che tale tasso possa essere peggiore in ITALIA data la relativa maggiore anzianità della popolazione [4], ciò vorrebbe dire che i contagiati in Italia ad oggi sarebbero oltre due milioni e mezzo (quasi il 5% della popolazione).

Tale fenomeno ha, peraltro, conseguenze più ampie sui trend demografici del Paese. La popolazione dell’Italia ha visto, ad agosto 2020, un calo di 253.000 unità – in solo 8 mesi e rispetto al gennaio 2019 – e che l’ha portata al di sotto dei 60 milioni, anticipando di dieci anni quello che sarebbe dovuto essere nel 2030 il punto di caduta - previsto dall’ISTAT – di un declino che dura da anni. Ma la parabola discendente è destinata ad aggravarsi per effetto di tre fenomeni:

  1. i decessi per la seconda ondata di COVID19 e gli effetti collaterali di mancate cure da parte di presidi sanitari saturi, di cui abbiamo tenuto conto in questo PAPER;
  2. il crollo delle nascite dovuto a crescenti povertà che si registrerà, però, a partire dal prossimo mese (in una ipotesi prudenziale che rapporti il decremento delle nascite alla riduzione del PIL, avremmo quarantamila meno nati vivi nel 2021, rispetto ai 420.000 nel 2019);
  3. i saldi migratori che, già, nei primi otto mesi del 2020 si sono dimezzati, passando da 67.000 nel corrispondente periodo nel 2019 a 32.000 nel 2020 (ed è ragionevole immaginare che su tali livelli continuino a stazionare per l’intero 2021 che, certamente, non vedrà un ritorno ai livelli di reddito e occupazione PRE COVID).

In tale scenario, è possibile che alla fine del 2021, la popolazione italiana ripeta una diminuzione simile a quella registrata tra Gennaio e Agosto 2020, facendoci perdere circa mezzo milione di residenti in due anni. Di questo passo è probabile che nel 2030 saremo per abitanti più vicini alla Spagna che nel 1980 aveva 37 milioni di abitanti, che alla Francia che – quello stesso anno – con 55 milioni aveva meno cittadini che l’Italia (56): il problema è che – dopo quarant’anni - noi siamo rimasti quasi fermi e i due Paesi a noi più simili hanno aggiunto, ciascuno, dieci milioni di abitanti. Tale circostanza misura diverse vitalità e pone ingenti problemi di WELFARE e politiche di sviluppo.

Le implicazioni per la politica delle quattro “notizie” che emergono dall’analisi ISTAT e dalle nostre proiezioni sono, evidentemente, assai rilevanti ed a questo sono dedicati i prossimi contributi di VISION della serie sugli effetti della PANDEMIA.  

Bibliografia

  • Baud, D., Qi, X., Nielsen-Saines, K., Musso, D., Pomar, L., & Favre, G. (2020). Real estimates of mortality following COVID-19 infection. The Lancet Infectious Diseases.
  • Colombo A. e Impicciatore R., Gli effetti della PANDEMIA da COVID19 sulla mortalità, 2020, ISTITUTO CATTANEO
  • ISTAT, Nota sull’andamento dei decessi del 2020 – Dati anticipatori sulla base del sistema ANPR, 31 Marzo 2020
  • Jung, Sung-mok, et al. "Real-time estimation of the risk of death from novel coronavirus (COVID-19) infection: Inference using exported cases." Journal of clinical medicine 9.2 (2020): 523
  • Wu, J.T., Leung, K., Bushman, M. et al. Estimating clinical severity of COVID-19 from the transmission dynamics in Wuhan, China. Nat Med (2020). https://doi.org/10.1038/s41591-020-0822-7

 

[1] Jung, Sung-mok, et al. "Real-time estimation of the risk of death from novel coronavirus (COVID-19) infection: Inference using exported cases." Journal of clinical medicine 9.2 (2020): 523 Ma anche Colombo A. e Impicciatore R., Gli effetti della PANDEMIA da COVID19 sulla mortalità, 2020, ISTITUTO CATTANEO

[2] Baud, D., Qi, X., Nielsen-Saines, K., Musso, D., Pomar, L., & Favre, G. (2020). Real estimates of mortality following COVID-19 infection. The Lancet Infectious Diseases.

[3] Wu, J.T., Leung, K., Bushman, M. et al. Estimating clinical severity of COVID-19 from the transmission dynamics in Wuhan, China. Nat Med (2020). https://doi.org/10.1038/s41591-020-0822-7

[4] Assumiamo il 2,8% che appare comunque prudenziale considerando che l’età mediana in CINA – pur inferiore a quella italiana (46,5) è, ormai, cresciuta a 38,4 anni (fonte WORLD BANK) e che le strutture sanitarie italiane avevano, comunque, ad inizio epidemia una maggiore offerta.

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