Lezioni Cinesi alla Luiss di Roma (9 ottobre 2019). L'evento è aperto al pubblico previa registrazione.

Oggi la Cina è per molti studenti universitari quello che erano gli Stati Uniti vent’anni fa, quando un Master of Business Administration in un’università americana si poneva come grande esperienza personale e completamento di un corso di laurea. Oggi è in Cina che, forse, meglio si vedono (letteralmente) alcuni dei trend tecnologici (automobili elettriche e treni ad alta velocità, robot nelle scuole e droni nelle campagne) che stanno definendo il futuro. E, tuttavia, il paradosso è che a contendere agli Stati Uniti la leadership tecnologica globale è un Paese che non ha mai fatto esperienza di elezioni politiche, uno dei pochi ancora governati da un Partito di ispirazione marxista. È un paradosso reso più forte dalla crisi di fiducia che investe la Democrazia nelle sue stesse Capitali storiche (Washington, Londra).
La ricerca di Francesco Grillo e Raffaella Nanetti (che ha prodotto nel 2019 “Lezioni Cinesi” e “Democracy and Growth in the 21st Century”) esplora proprio il nesso tra il “paradosso dell’innovazione” (inteso come ridotta capacità dell’Occidente di utilizzare l’enorme potenziale tecnologico accumulato nelle macchine) e la crisi delle democrazie liberali. Secondo gli autori, i due fenomeni – uno studiato dagli economisti e gli esperti dall’innovazione e l’altro osservato dagli scienziati della politica – sono connessi. Le ricerche suggeriscono una tesi interpretativa della crisi e avanzano dieci idee che partono, appunto, da questo nesso.
Di seguito alcune foto dell'evento.


