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La politica come continuazione della guerra (dei dazi)

La carta del digitale per l'Europa 

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Un articolo di Francesco Grillo per il Messaggero e il Gazzettino

“La politica è la continuazione della guerra. Fatta con altri mezzi”. Per capire la strategia di Donald Trump potrebbe essere utile rovesciare la più celebre citazione di Carl von Clausewitz, il generale-filosofo che sconfisse due volte Napoleone Bonaparte. Ma ancora meglio si intuisce quale potrebbe essere la strategia più efficace per rispondere all’offensiva dei dazi, precisando che le “guerre” - quella commerciale oggi, quella vera in Ucraina prima – rappresentano per l’Europa l’opportunità, seppure dolorosa, di tornare a fare politica. L’errore da evitare è rispondere sullo stesso terreno e con le stesse armi. L’idea è cambiare approccio: attaccare dove non possiamo essere attaccati; trasformare una nostra debolezza - l’assenza di una vera offerta digitale - in un punto di forza, proprio perché l’”avversario” non avrebbe un’industria da colpire. E spingerlo così a cooperare nella definizione di un nuovo “ordine” mondiale.

Il ritardo dell’Europa rispetto a Stati Uniti e Cina in quella parte dell’economia che sta decidendo chi guiderà il ventunesimo secolo è evidente da anni. Nessuno dei principali “social” che hanno assorbito la quasi totalità della pubblicità – un tempo linga vitale per giornali e televisioni – è europeo. Siamo completamente esclusi dalla produzione dei “telefoni intelligenti”, i terminali che ci connettono a un unico sistema informativo. Ancora più inquietante è il fatto che esista, di fatto, un solo “motore di ricerca” attraverso il quale passano informazioni (e segreti industriali) che definiscono persone e settori produttivi. Secondo l’Università di Stanford, negli ultimi dieci anni i 27 Paesi dell’UE, messi insieme, hanno investito un terzo di quanto ha fatto la Cina e un decimo degli Stati Uniti nello sviluppo dei “modelli linguistici larghi” - l’innovazione che, genericamente, chiamiamo “intelligenza artificiale”. Un ritardo ormai incolmabile, a meno che una necessità imprevista (com’è sempre accaduto per le vere innovazioni) non ci costringa a inventare una soluzione nuova. Ed è proprio questa la paradossale opportunità offerta dai dazi.

Ha poco senso rispondere a misure probabilmente illegittime - per quel poco di diritto internazionale rimasto – con contromisure che potrebbero colpire un’industria manufatturiera americana già relativamente marginale. La risposta migliore è affrontare il nostro vero punto debole. Un piano che ipotizzi l’indipendenza dall’infrastruttura digitale americana ci porterebbe in una condizione simile a quella vissuta tre anni fa, quando, per rispondere all’aggressione russa – l’Europa decise di interrompere la dipendenza dal gas di Mosca. Anche se, è evidente, che sostituire il gas è molto diverso dal trovare un’alternativa ad un motore di ricerca.

L’Europa ha due strumenti possibili. Il primo di natura fiscale: la famosa web tax - un’invenzione italiana – che, in un certo senso, ricorda i dazi. Il secondo di natura sanzionatoria: potrebbe arrivare fino alla sospensione di certi servizi e darebbe finalmente concretezza alle tonnellate di regolamentazioni che le istituzioni europee hanno prodotto negli ultimi dieci anni.

L’uso di questi strumenti non è privo di criticità. La tassa digitale pone problemi di doppia imposizione e identificazione precisa di ciò che viene venduto in un dato Paese. Quanto alle regole, permane l’incertezza sull’effettiva applicabilità di sanzioni che, in alcuni casi, sono talmente elevate da risultare poco credibili (soprattutto se pensassimo ad Amazon, i cui margini sul fatturato sono molto inferiori rispetto a quelli di Meta).

L’occasione per l’Europa è negoziare, sul piano politico, nuovi equilibri con Stati Uniti (e Cina), avendo però “in mano la carta” di chi è disposto as accettare i costi conflitto. È una strada stretta, ma indispensabile per conquistare una vera autonomia anche sul piano della difesa. Proprio l’intelligenza artificiale può aiutarci a trovare alternative a monopoli che sembrano inattaccabili. Se solo riscoprissimo l’intelligenza di chi è consapevole che è in gioco la propria sopravvivenza. E accettassimo l’idea di valorizzare le competenze che già possediamo, ma che rischiano di svuotarsi definitivamente se non inserite in una nuova ipotesi di politica industriale. Un’opportunità improvvisa, resa possibile dall’errore tipico di tutti gli imperi: quello di non accorgersi di aver superato il proprio apogeo.


Referenze 

European Commission, (2025). The Digital Services Act package. Link

Demertzis, M., Pinkus, D., & Ruer, N., (2024). Accelerating strategic investment in the European Union beyond 2026. Bruegel. Link.