Dalla Siena Conference 2026 proposte concrete per un "federalismo pragmatico"

Un articolo di Francesco Grillo per La Repubblica
Tra algoritmi francesi e dipendenza dagli USA, dalla conferenza sull’Europa del Futuro di Siena proposte concrete per un "federalismo pragmatico" che parte da energia, difesa e euro digitale
Solo una delle cinquanta aziende più grandi del mondo per valore viene da un Paese dell’Unione Europea (è l’olandese ASML, leader delle macchine che consentono di produrre i chips). Solo una delle 27 grandi piattaforme che servono consumatori europei e che sono regolamentate dalla legge comunitaria sui servizi digitali, è europea (la tedesca Zalando). Solo tre dei 62 modelli linguistici larghi sui quali viaggia l’intelligenza artificiale sono di aziende europee (sono tutti e tre francesi).
Bastano questi tre dati – con i quali si è aperta la conferenza sull’Europa del Futuro che si è tenuta a Siena questo fine settimana – per far suonare la sveglia. All’Europa che ancora può certamente contare sul fatto di essere il continente nel quale si vive meglio, sta scivolando di mano il futuro. E a Siena, in questi giorni, si sono riuniti cento tra politici di tutti gli schieramenti, manager, imprenditori, studenti, docenti, giornalisti, partecipanti provenienti da tutti i Paesi europei per trovare le idee per uscire dal declino. Per trovare un approccio di risposta alle crisi che non può più essere quello di un secolo che è finito già da 26 anni. E per uscire da una condizione di dipendenza – sul piano delle tecnologie digitali, della difesa, dell’energia - che ci rende fragili.
Dalla conferenza di Siena emergono una serie di proposte concrete che, quasi sempre, indicano una terza via tra ideologie opposte che si fronteggiano da anni senza risolvere un solo problema. Sul piano delle regole – quelle spesso accusate di seppellire qualsiasi tentativo di innovazione sotto una marea di adempimenti inutili – arriva la proposta di misurare la capacità delle persone e delle piccole imprese, di capirle ed usarle come criterio per stabilire come scriverle e quali salvare.
Per la difesa, un paio di startup ucraine presenti a Siena hanno dimostrato come sia possibile difendersi meglio, spendendo meno (e che, probabilmente, quella richiesta della NATO di spendere fino al 5% del PIL in armi sia concettualmente sbagliata).
Su quello dell’energia arriva dal think tank VISION insieme all’azienda italiana ERG un metodo per valutare – in quattro parametri – come sta procedendo la transizione energetica e dove accelerare per diventare meno esposti alle crisi.
Sul digitale la conferenza sta costruendo una proposta che acceleri l’introduzione di un EURO digitale e di stablecoin che rendano i sistemi di pagamento meno dipendenti dai circuiti americani e attraggano capitali su titoli emessi dalla Commissione.
Interessante, poi, le proposte che VISION fa sulle politiche di coesione per le regioni meno sviluppate, e quella del laboratorio Invernizzi sulle politiche agricole di SDA Bocconi: vanno progressivamente sostituiti approcci a “fondo perduto” e fatti di sussidi con partenariati nei quali privato e pubblico investano insieme e vengano valutati sulla base di obiettivi precisi.
Più importante ancora però è il metodo di governo dell’Europa che la conferenza propone. Sia l’ideologia che si è proposta di creare gli Stati Uniti d’Europa con un processo di integrazione inevitabile e dall’alto; sia quella che ci vorrebbe portare agli Stati nazionali appartengono entrambe ad altri secoli. E ad altre generazioni. L’approccio del “federalismo pragmatico” che Mario Draghi ha ipotizzato deve essere esplicitato. Un team di studenti e docenti di LUISS ha avviato a Siena una riflessione interessante alla quale hanno partecipato l’Economist e molti altri partecipanti alla conferenza. Nel futuro sulle grandi integrazioni – quelle della difesa, sul digitale e sull’energia – non si può più aspettare l’ultimo dei 27 nani che ci stanno bloccando su questioni dalle quali dipende la possibilità stessa di avere futuro. Si andrà avanti per gruppi di Paesi (anche oltre i confini dell’attuale Unione) che decidano di mettere insieme risorse e competenze senza furbizie. Coinvolgendo i cittadini in maniera da rendere più forti queste unioni. E consentendo sia l’uscita di chi cambia idea, sia l’ingresso di chi decide di aggregarsi in un secondo momento.
Quella che viene da Siena è una “terza via”. È pericolosissima la deriva distruttiva che rischia di disintegrare l’Unione e quei pochi strumenti con i quali proviamo a governare crisi sempre più gravi. Ma altrettanto pericolosa è l’idea di arroccarsi a difendere retoricamente uno “status quo” che semplicemente non esiste più. Saranno necessari luoghi dove immaginare il futuro ritrovando memoria storica. Come Siena
