L'ICEBERG del 2021 e .. l'assoluta urgenza di cambiare rotta

Analisi economia dell'impatto di COVID19 sull'ITALIA.

Gli autori del Paper di Vision sono Maria Costanza Cau, Antonio Negro e Francesco Grillo.

Titanic

Dopo la prima, cupa fase della PANDEMIA, siamo appena entrati in un periodo ancora più delicato. Stiamo camminando su un percorso stretto come sospesi tra due ulteriori più grave crisi: da una parte il rischio di una risalita della curva del contagio che potrebbe produrre un ritorno alle chiusure; dall’altra quello di una caduta – mai vista prima – della ricchezza nazionale che, a cascata, potrebbe abbattersi sulla capacità dello Stato di onorare un debito pubblico destinato a superare – nelle stime del Documento di Economia e Finanza – il 150% del PIL.

Queste due possibilità sono, peraltro, tra di loro tragicamente legate: aggravamenti dalla condizione sanitaria finirebbero con lo stroncare attività produttive; un deterioramento dei conti pubblici fa diventare assai più difficile spendere – come è necessario – in una modernizzazione complessiva delle strutture di prevenzione e cura.

Con questo paper, Vision propone un’analisi che ha due valori aggiunti rispetto alle stime che circolano:

  • Il primo è che la nostra è un’analisi che differenzia l’impatto per settore; ciò ci rende possibile, come vedremo, valutare la reale possibilità che la recessione abbia la curva a V che il governo si aspetta (rispetto ad un andamento che può, invece, essere a L);
  • Il secondo è che spingiamo l’orizzonte temporale di previsione a APRILE 2021 e lo facciamo, soprattutto, per l’andamento della finanzia pubblica. Da questo orizzonte temporale viene fuori un monito preoccupante: anche solo considerando la caduta delle entrate tributarie (dato ormai consolidato visto l’altrettanto consolidato decremento del PIL) lo Stato italiano (Republic of Italy) appare in una situazione che, senza intervento europeo, è di grande fragilità per la solvibilità del debito pubblico.

IMPATTO SUL GDP ITALIANO DEL 2020 – UN ANALISI PER SETTORE

Il punto è, dunque, comprendere l’impatto che le azioni intraprese per combattere la pandemia da COVID-19 (inter alia lockdown, data della riapertura) stanno avendo sull’economia nel suo complesso, e sui differenti settori economici.

Vision ha prodotto questi dati partendo dalla scomposizione dell’economia italiana, con la sola eccezione di servizi e trasferimenti pubblici (ISTAT, 2017). Ciascun settore viene analizzato arrivando al secondo livello di codice ATECO, ottenendo 81 aree: queste rappresentano il 52% del PIL italiano (essendo la restante parte la somma delle spese per servizi pubblici, inclusi circa 280 miliardi per le pensioni e gli investimenti pubblici).

La previsione della contrazione del PIL dell'ITALIA nel 2020 è stata realizzata suddividendo il 2020 in tre periodi: il periodo pre - lockdown (di circa due mesi - da gennaio all’inizio di marzo) per il quale abbiamo ipotizzato che gli affari fossero condotti secondo le proiezioni passate; il periodo del lockdown (dall’inizio di marzo all’inizio di maggio ) durante il quale è stato imposto il blocco (anche se in misure prima crescenti e poi meno intense); e, infine, quello che abbiamo chiamato il period post - lockdown (maggio - dicembre).

Questa tripartizione provvisoria sarà rivista in base ai cambiamenti nella politica di lockdown. Infatti, la nostra analisi attualmente stima l'impatto di una chiusura di due mesi (fino al 4 maggio): continuando la restrizione (parzialmente o completamente), la nostra previsione cambierà di conseguenza.

Pertanto, l'analisi di Vision si differenzia da quella di molti modelli macroeconomici perché si basa su una valutazione dell’impatto della politica di lockdown a livello settoriale che sarà molto diverso a seconda dell’area presa in considerazione (sebbene sia ovvio che molte aziende lavorano in maniera inter-settoriale e i confini tra questi si stiano man mano sfocando).

Questa tipologia di previsione è, inoltre, più utile di quelle puramente macroeconomiche per tre ragioni:

  • fornisce specifici suggerimenti a imprenditori e lavoratori;
  • fornisce un test più realistico sulla forma della recessione, se sarà simile a una L (perdita di PIL senza recupero o con ritardo) o una V (perdita con rimbalzo immediato);
  • è flessibile e con ulteriori specificità settoriali, che VISION sta raccogliendo.

La figura in basso illustra lo specifico impatto sui settori produttivi del lockdown.

Figura 1 – Differenti reazioni dei settori economici alla pandemia COVID-19 (percentuale di valore aggiunto di “non settori pubblici”)

Figure 1

Fonte: Vision

I settori produttivi sono divisi in 6 categorie, sulla base della reazione durante il periodo di lockdown e post-lockdown:

  • Rebounders: coloro che interrompono l'attività durante il lockdown e quindi dopo sperimentano un periodo di sovrapproduzione (rispetto allo standard pre-blocco) per rispondere agli ordini accumulati, ad es. "costruzione"
  • Limbo: coloro che interrompono l'attività durante il lockdown e sono poi in grado di raggiungere il livello di pre-blocco dell'attività, ad es. “altri servizi” (riparazione di computer di beni personali e per la casa e altre attività di servizi personali)
  • Losers: coloro che si fermano o riducono costantemente il loro livello di attività durante il lockdown e poi non sono in grado di raggiungere lo standard pre-lockdown, ad es. il "turismo" in Italia è un esempio fondamentale, come anche il "commercio all'ingrosso e al dettaglio", e la “ristorazione”
  • Winners: coloro che sperimentano un aumento delle attività durante il lockdown e poi mantengono il nuovo livello di produzione (questo potrebbe essere l'esempio dell’e-commerce) o ritornano al livello pre-lockdown (un esempio di ciò sono i negozi di generi alimentari)
  • Business as Usual: coloro che non subiscono cambiamenti significativi nel livello di produzione durante e dopo il lockdown, ad es. "agricoltura, silvicoltura e pesca"
  • Delayed: coloro che non hanno subito restrizioni e hanno tuttavia subito un forte declino dell'attività a causa delle restrizioni che colpiscono i loro fornitori o clienti per poi tornare al livello pre-lockdown; "estrazione di minerali da cave e miniere", "fornitura di acqua, reti fognarie, attività di gestione dei rifiuti e risanamento” possono rientrare in questa categoria.

È interessante notare che:

  • ci sono settori che sono stati influenzati positivamente (un caso piuttosto ovvio sono le aziende di e-commerce e i fornitori di servizi di formazione online)
  • alcuni settori sono gravemente danneggiati sebbene non siano stati chiusi (ad esempio perché integrati in catene del valore complesse); e più importante
  • quasi due terzi del valore aggiunto dei settori produttivi italiani si trovano tra i “Losers”, che entro la fine dell'anno non raggiungeranno i livelli di fatturato pre-crisi.

Pertanto, abbiamo allegato cinque diversi tipi di impatto della politica di lockdown sui diversi settori - sia durante che dopo la sua attuazione:

  • Meglio del solito: valore aggiunto ≥ 110% più alto rispetto al periodo pre-lockdown
  • Business come al solito: 90% ≤ valore aggiunto < 110%
  • Peggio del solito: 70% ≤ valore aggiunto < 90%
  • Impatto negativo: 20% ≤ valore aggiunto < 70%
  • Lockdown: valore aggiunto < 20%

I risultati sono quindi riassunti nella tabella seguente, dove riportiamo solo i risultati per le diciotto aggregazioni più significative di attività economiche.

Tabella 1 – Valore aggiunto per settore e quota PIL, milioni di euro (Livello 1 ATECO)

Tabella 1

Fonte: Vision su dati Istat

Mentre durante il periodo di lockdown solo 3 settori sono in grado di mantenere o aumentare il loro valore aggiunto (Meglio del solito e Business come al solito), tutti gli altri presentano un livello di valore aggiunto inferiore rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente (6 in Lockdwon). Nei restanti 8 mesi la situazione migliora nettamente per tutti i settori, anche se 8 settori non sono ancora in grado di raggiungere il livello dell'anno precedente

Nel complesso, il settore privato dovrebbe perdere l'incredibile cifra di 181 miliardi di euro (20,2% del suo valore aggiunto).

Avendo calcolato il valore aggiunto dei settori produttivi (2020), è stata eseguita un’analisi di regressione lineare tra valore aggiunto dei settori produttivi e PIL italiano degli anni 2008-2017. La correlazione è significativa, e la stima del PIL per il 2020 è di 1.620.606 milioni di euro (-9,3% rispetto al 2019).

Si può quindi supporre in sicurezza che questo sia l'impatto economico del lockdown che possiamo considerare già certo.

Vi sono, tuttavia, due possibilità che possono peggiorare tale previsione:

  • La prima è un'estensione delle restrizioni – eventualmente differenziate per Regioni - oltre il periodo di due mesi (esteso in forma ridotta dall’ultimo DPCM del 26 aprile fino al 17 maggio) ipotizzato dal nostro calcolo che al momento ipotizza una riapertura a metà maggio. Ciò dipenderà dalla natura, estensione e localizzazione delle eventuali estensioni. Il nostro suggerimento preliminare è che ciò potrebbe aumentare il negativo impatto economico di un ulteriore terzo (-3,1%).
  • La seconda incertezza riguarda la possibilità che la curva del contagio possa riprendere a salire e che, quindi, si possa imporre un nuovo lockdown. Questa possibilità non può essere esclusa e alcuni epidemiologi temono che ciò possa accadere dopo l'estate 2020. Quando si materializzerà, dovrà essere calcolata una misurazione preliminare del costo di tale circostanza; tuttavia, una stima cautelativa di tale costo potrebbe attestarsi sui due terzi dell'impatto del primo blocco (supponendo che il paese sia in grado di sfruttare l'esperienza di apprendimento) (-6,2%).

Questo può quindi portarci a stimare che l'impatto finale della crisi possa essere in una zona compresa tra uno scenario migliore (il PIL si riduce del 9,3%) e uno peggiore (-18,6%).

L’IMPATTO SULLE FINANZE PUBBLICHE NEL 2021

Tenuto conto del trend del PIL e delle difficoltà dei vari settori economici, è plausibile aspettarsi forti conseguenze sul piano delle finanze pubbliche dello stato italiano.

Il pericolo è che il governo centrale debba guidare il Paese verso una "nuova normalità” da una posizione finanziaria molto debole: è probabile che dovrà spendere molto più denaro, riscuotendo al contempo molto meno entrate.

Considerando le entrate e le spese dello stato, abbiamo preso in considerazione due opzioni basate su quanto espresso nel capitolo precedente:

  • Scenario migliore: PIL 2020 -9,3%
  • Scenario peggiore: PIL 2020 -18,6%

Tenendo conto di queste due prospettive per il 2020, abbiamo previsto l'evoluzione delle entrate tributarie e delle spese per il 2020 e il 2021.

Prima di passare oltre, è importante sottolineare che la stima del PIL per il 2021 sia stata realizzata ipotizzando lo stesso rimbalzo avvenuto dopo la crisi del 2008-2009, modificando lo "scenario peggiore" del -40%. 

  • Scenario migliore: 2021 GDP +5,77% 
  • Scenario peggiore: 2021 GDP +7,68%

Impatto sulle entrate tributarie

Pertanto, in primo luogo, abbiamo valutato in che modo la riduzione del PIL avrà un impatto sulle entrate tributarie, fornendo una stima provvisoria dell'impatto su IRPEF e IVA.

Una regressione eseguita tra queste variabili e il PIL (2005-2019) ha mostrato una correlazione statisticamente significativa . I risultati per il 2020 e il 2021, considerando lo "scenario migliore", sono riportati nella Tabella 2.

Tabella 2 – Comparazione 2019-2020-2021 “Miglior scenario” Entrate tributarie, IRPEF, IVA, milioni di euro

Tabella 2

Fonte: Vision su dati Ragioneria Generale dello Stato

Molto diversi sono i numeri considerando lo "scenario peggiore", nella Tabella 3.

Tabella 3 – Comparazione 2019-2020-2021 “Peggior scenario” Entrate tributarie, IRPEF, IVA, milioni di euro 

Tabella 3

Fonte: Vision su dati Ragioneria Generale dello Stato

È evidente, dalle tabelle 2-3, per il 2020, un aumento complessivo sia delle "entrate tributarie" che dall'IRPEF, e una diminuzione dell'IVA, mentre la tendenza risulta opposta per il 2021 (questo è ovvio prendendo in considerazione la metodologia descritta nella sezione apposita del paper).

In entrambi gli scenari il vero problema, considerando il 2020, non è collegato all'importo delle entrate tributarie attese, ma a quelle che verranno concretamente riscosse (attualmente si discute della possibilità di posticipare il pagamento delle tasse, ma non si può escludere la cancellazione delle stesse, almeno in parte).

Il vero problema arriverà nel 2021, quando avverrà una contrazione complessiva delle entrate tributarie (-13,53% "Miglior scenario", -26,93% "Scenario peggiore") e dell'IRPEF (-15,15% " Miglior scenario ", -30,16%" Scenario peggiore "). Ciò metterà molta pressione sulle casse dello Stato, che sperimenterà una mancanza di risorse per finanziare le sue attività (-49.877 milioni di euro nel "Miglior scenario", -119.064 milioni di euro nel "Peggior scenario", rispetto al 2019).

Impatto sulla spesa pubblica

Il blocco di molti settori produttivi ha chiaramente generato un peggioramento della loro situazione economica, con conseguente aumento del tasso di disoccupazione.

Una regressione tra variazione del PIL e tasso di disoccupazione (2006-2019) ha mostrato una correlazione significativa, ed anche positiva è la correlazione tra tasso di disoccupazione e spese per ammortizzatori sociali (2007-2016) .

Nelle tabelle 4-5, il tasso di disoccupazione e le spese per ammortizzatori sociali nel 2020 e nel 2021 considerando "Scenari migliori e peggiori".

Tabella 4 – Tasso di disoccupazione e spese per ammortizzatori sociali (milioni euro) 2019-2020-2021, “Scenario migliore”

Tabella 4

Fonte: Vision su dati Ufficio Parlamentare di Bilancio

Tabella 5 – Tasso di disoccupazione e spese per ammortizzatori sociali (milioni euro) 2019-2020-2021, “Scenario peggiore”

Tabella 5

Fonte: Vision su dati Ufficio Parlamentare di Bilancio

Il confronto tra i due scenari mostra che entrambi sono estremamente costosi per l'Italia, sia in termini di sostenibilità delle finanze pubbliche che di coesione sociale.

Impatto sul costo del debito pubblico

Inoltre, la crisi produrrà un aumento anche del debito pubblico e, presumibilmente, degli interessi mediamente pagati sul suo STOCK, che si tradurrà in un incremento ulteriore della spesa.

Per stimare l’incremento di questi ultimi, siamo partiti, in un’ottica prudenziale, dalle previsioni della “Documento di Economia e Finanza”, che prevede un indebitamento netto per il 2020 del 10,4% e del 5,7% nel 2021.

Nello specifico, abbiamo applicato un costo del servizio del debito pubblico (per il 2020 e il 2021) del 2,5% per lo scenario migliore e del 3,88% per lo scenario peggiore. 

Il 2,5% rappresenta il costo del servizio del debito pubblico (%) sostenuto dall’Italia nel 2019, mentre per lo scenario peggiore è stato selezionato il costo del servizio del debito pubblico relativo al 2011, anno in cui lo spread tra BTP e BUND raggiunse il suo massimo. La spesa per interessi così ottenuta è espressa nella Tabella 6, da cui appare evidente che tra lo scenario migliore e quello peggiore vi è una differenza di poco meno di 40.000 milioni di euro.

Tabella 6 - Spesa per interessi debito pubblico italiano (milioni euro) 2020-2021, “Scenario migliore/peggiore”

tabella 6

Fonte: Vision

Il nostro calcolo assume, dunque, l’ipotesi ottimistica che nello scenario migliore il peggioramento (rispetto alla previsione del DEF) del rapporto DEBITO pubblico rispetto al PIL non incrementi il costo percentuale di servizio del debito stesso. Assumiamo, cioè, che l’intervento della Banca Centrale Europea sterilizzi ulteriori penalizzazioni dei titoli dello Stato (Republic of Italy).

Al netto della nostra ipotesi prudenziale di base per il calcolo degli interessi pagati sullo stock del debito e per il corso del servizio pubblico, assistiamo, nel nostro modello, ad un divaricarsi della forbice tra le spese (inclusive delle nostre stime per ammortizzatori sociali ed interessi) e le entrate (prendendo in considerazione la nostra prospettiva di entrate tributarie) dello stato che farà incrementare il GAP finanziario. Da notare che la nostra stima risulta migliorativa rispetto all’indebitamento netto stimato nella “Documento di Economia e Finanza” per il 2020 . Tuttavia, applicando lo stesso metodo prudenziale al 2021, si assiste ad un deciso peggioramento del GAP finanziario pubblico, che lo rende più grave sia rispetto a quanto rilevato per il 2020 che rispetto a quanto stimato nella “Documento di Economia e Finanza”.

L’impatto complessivo

Ciò che è stato espresso sopra, è meglio riassunto e spiegato nel grafico 1

Grafico 1 – Andamento delle entrate e delle spese 2016-2021, scenario Migliore/peggiore

Grafico con testo

Fonte: Vision

Com’è evidente dai dati nel grafico 1, è evidente come tra il peggiore ed il migliore scenario ci sono in gioco 111 miliardi, una cifra considerevole e difficilmente gestibile da un paese con il debito pubblico e con i tassi di crescita del PIL come quelli italiano. Risulta evidente, quindi, che l’Italia giocherà una scommessa complessa, le cui discriminanti di successo sono:

  • la qualità della riapertura del sistema economico; 
  • la credibilità dello stato italiano nei confronti delle istituzioni UE; 
  • la ratio delle riforme che verranno poste in essere per coprire il deficit del debito pubblico.

IMPLICAZIONI: RIFORME RADICALI COME IMPERATIVO MORALE

Considerando il forte impatto negativo sull'economia italiana della pandemia COVID19, è fondamentale organizzare uno s-lockdown nel modo più accurato possibile per prevenire l'ulteriore diffusione del virus. Allo stesso tempo, però, è anche essenziale produrre quelle riforme economiche e sociali in grado di generare finalmente una forte crescita del PIL e garantire la coesione sociale.

L'opzione per "tornare alla normalità" semplicemente non esiste. La spesa pubblica italiana sta arrivando ad un momento decisivo che espone antichi, evidenti errori di allocazione di risorse scarse tra utilizzi che hanno capacità diverse di produrre crescita.

È la PANDEMIA a ricordare ad esempio che è irrazionale

  • spendere in pensioni (che sono, tecnicamente, un sussidio a chi ha abbandonato il mondo del lavoro) 4,5 volte di più di quello che spendiamo in educazione (dagli asili alle università) che è un investimento nella formazione di chi nel mondo del valor deve ancora entrare 
  • aver tagliato – dal 2007 – le risorse dalle amministrazioni locali (che sono il FRONT LINE di una crisi di questo genere) a aver aumentato quelle consumate dalle amministrazioni centrali 
  • aver ridotto rispetto al PIL la spesa in sanità mentre è cresciuta negli altri PAESI europei
  • tassare molto più che delle medie europee i redditi di lavoro e impresa e molto di meno i patrimoni immobiliari, le rendite e i capitali trasferiti in eredità .

I papers che VISION sta elaborando nel corso di questa PANDEMIA, suggeriscono che per evitare l’ICEBERG del 2021 dovremo cambiare radicalmente priorità. Per l'economia e la società italiana è essenziale non sprecare un'altra crisi (come fatto dall'Italia e dalla maggior parte dell'Europa con quella finanziaria 2007-2008), approfittando dell’energia della crisi per cambiare un modello di sviluppo e l’assetto dello Stato.

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