Below we've listed the projects on which we are currently conducting research. If you'd like to help support one or more of them, contact us

Giustizia del futuro

giustizia del futuro

La giustizia è – insieme al Fisco – il pilastro di un Patto Sociale. Tra Stato e cittadini; tra cittadini; tra le imprese; tra queste e l’amministrazione pubblica. Se salta la fiducia nei tribunali, nella capacità di ottenere un ripristino di condizioni di “giustizia” in tempi brevi e con riscontri prevedibili, imparziali, salta lo “colla” che tiene insieme una società. E ciò rende un’economia strutturalmente incapace di attrarre o trattenere investimenti, talenti, tecnologie. Ed è allora preoccupante che il fattore sul quale l’Italia fa in assoluto peggio – tra quelli considerati dalla Banca Mondiale che nel 2019 ha considerato dieci indicatori che misurano quanto un Paese sia in grado di ospitare imprese – è la Giustizia: siamo al 122° posto nel mondo, subito prima dei territori palestinesi (Cisgiordania e Gaza) e subito dopo il Kiribati, nonché al penultimo posto tra i ventotto Paesi dell’Unione.

E, tuttavia, sono innumerevoli – e tutti mai riusciti – i tentativi di riformare il settore. Forse proprio perché il dibattito è stato, finora, tra addetti ai lavori: da una parte chi affiderebbe alla magistratura funzioni che la politica non riesce a svolgere; e dall’altra chi invece, al contrario, vorrebbe demolirne l’indipendenza. Vision tenta un approccio completamente nuovo: che interpreta la giustizia come un servizio; il cui funzionamento dipende dall’organizzazione; utilizzando il confronto internazionale; e provando a comprendere come le tecnologie può cambiare, davvero, tutto.

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10 idee per la democrazia

10 idee

La liberal democrazia è, certamente, stata – come avrebbe detto Churchill - il meno peggiore dei regimi politici. Anzi una delle più potenti idee che l’umanità abbia mai avuto per formulare e realizzare scelte che riguardano tutti. I dati, tuttavia, dicono che – da trent’anni – esattamente dal momento in cui Francis Fukuyama disse che la fine della Storia era arrivata con il trionfo della democrazia occidentale, quel “regime politico” non è necessariamente meno peggiore degli altri. Esiste una correlazione forte tra democrazia e economia, ma, stavolta, le statistiche che sia tra i Paesi poveri che tra quelli ricchi quanto più elezioni si svolgono, tanto meno quel Paese cresce e la povertà aumenta. Cosa spiega questo paradosso?

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Egemonia culturale nel 21esimo secolo

egemonia culturale

In seguito alla crisi del 2007, il predominio politico, tecnologico ed economico degli Stati Uniti è messo ampiamente in discussione dall’ascesa rapidissima della Repubblica Popolare Cinese. Tuttavia, nel campo della produzione di simboli di diffusione di massa (cinema, musica ed arti grafiche soprattutto), lo scenario è completamente diverso: potenza egemone è l’America con il cinema e la capacità di creare i BRANDS mondiali; l’Europa arranca dietro il Regno Unito, che nonostante la crisi istituzionale determinata dalla BREXIT, conserva una forte influenza con la musica e le università; la Cina è staccatissima ed è, addirittura, dietro ad altri Paesi asiatici, molto più piccoli, per capacità di attrarre turisti europei.

Il paper di Vision esamina cosa produce egemonia culturale nel ventunesimo secolo e spiega perché anche in termini di produzione di simboli, il primato americano possa essere sfidato.

Vivere per sempre

vivere per sempre

La nuova sfida di Internet? Entrare nel corpo umano. L’ultima fase dello sviluppo della Rete è agire all’interno degli esseri viventi a scopo di cura e prevenzione delle malattie, siano esse fisiologiche (cancro) o psicologiche (depressione). Quali tecnologie sono disponibili ora e quali lo saranno tra breve? Ma soprattutto, come può la politica governare quest’ultima evoluzione della rete che sta portando INTERNET dalla sua seconda (INTERNET OF THINGS) alla sua terza e definitiva evoluzione (INTERNET OF BEINGS)? Quali i monopoli da superare e quali rischi di portare la CYBER SECURITY ad un nuovo, inedito livello?

Intelligenza Artificiale (IA)

ia

Sul tema che certamente definisce e definirà il nostro tempo, Vision ha in cantiere un progetto di ricerca attorno all’impatto di questa tecnologia non solo sulle istituzioni politiche, ma anche sulla vita quotidiana dei cittadini. A grandi poteri si affiancano, tuttavia, grandi responsabilità e la necessità di rispondere alle macchine con molto più strategia. Può l’intelligenza artificiale essere l’invenzione definitiva che ci condurrà a livelli di benessere che facciamo, persino, fatica ad immaginare? Perché il salto di produttività promesso dall’esplosione di informazione non è mai avvenuto? Stiamo arrivando a quel punto di singularity oltre il quale i computer imparano a programma se stessi e possono fare a meno dell’uomo? Quali i dilemmi morali che pone il delegare decisioni umane ai ROBOT? Quali le applicazioni più spettacolari e quali le conseguenze per settori produttivi come banche, sanità, educazione? Il progetto di VISION è fortemente interdisciplinare e navigherà tra economia, fisica, antropologia, simboli cinematografici, visioni.

Il futuro della famiglia

il futuro della famiglia

La riflessione di Vision sul tema parte dall’idea che – negli ultimi anni - poche strutture sociali siano cambiate così tanto quanto la famiglia. Lo scopo: confrontarsi con il resto dell’Europa e misurare il livello di flessibilità che i diversi ordinamenti giuridici consentono, rispetto alle forme che la famiglia può assumere. E valutare l’utilità di costruire incentivi che favoriscano la creazione e la stabilità di nuclei familiari. Il progetto di VISION parte dal PAPER simile realizzato dal THINK TANK qualche anno fa.

 

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Paneuropean media for a european demos

paneuropean

The Financial Times, the Economist, the BBC itself are all examples of the few media which have a European-wide reach. There is, however, a contradiction: they are all expressions of the global reach of the media industry of a country that will soon no longer be a part of the European Union. On the other hand, the world-wide, American digital platforms (e.g. Facebook and Twitter) are increasingly hosting debates which are local or – at the most – national, as far as their scope is concerned.

The paradox is that Europe needs a borderless political debate as a pre-requisite to a European-wide democracy and thus more political union, yet the discussions are becoming even more parochial. The data on TV audiences say that even big international sporting events – like the UEFA Champions League – find it increasingly difficult to attract viewers from countries different from the ones whose clubs play in the matches.

And yet, media – together with public school and common defense – are still the most powerful instruments for positively pursuing the development of European citizenship and identity. Which actions can the European Union pursue to develop or facilitate the birth of European-wide media? What is the role of regulation and of publicly funded initiatives vis-à-vis privately-owned media outlets that the European Commission may support?

The cities of the future

future city

Globalized, hyper-connected societies will eventually view cities and clusters of local communities as one of their most important institutional levels. This may ultimately lead to a reallocation of power away from Nation States and Regions (which seem too small to solve most problems and yet too big to represent citizens). In turn, the reallocation would lead to a vast reorganization of institutions, especially in the Western world, which seems to adapt more slowly to the mutations triggered by technologies. Therefore, cities are attracting increasing interest as the places to engineer and experiment solutions for a great deal of 21st century problems.

However, notwithstanding the quantity of hype, urbanization is not unavoidable, and cities are not necessarily becoming smarter. But what are ways in which they could? How do cities create their own “brand”? And should they, in order to attract big events, which have always been viewed as a pathway to development? Or should local policy makers instead focus on the implementation of sharing and circular economy paradigms, if they truly do have the potential to challenge 20th century forms of socioeconomic organization and individual consumer-driven growth? Finally, while cities grow, what kind of social tissue do policy makers want to encourage to strike a balance between openness and consolidated identity?

Economics of Depression

economics depression

Over the ages, human beings have gone from living in small groups separated by great distances to inhabiting large cities in which we are forced into proximity. Yet, aspects of our contemporary culture pull us apart. Work hours are increasingly irregular, marketers have become more creative in exploiting individuals’ need to satisfy more or less rational wants and desires, and technologies draw us more and more into our screens, away from others. Yet, as Aristotle said, we humans are social animals; when deprived on interpersonal contact, we wither and fade into depression.

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Vision’s investigation into the matter will focus on the economics behind these trends, forecast where they might lead societies, and provide concrete policy proposals as to what can be done to avoid and curb depression’s worst societal effects.

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