Quale ripartenza per il turismo

Impatto e possibili soluzioni per un settore particolarmente colpito dalla crisi generata da COVID19.

Articolo di Nicola Bellini e Stefano Campostrini.

pexels photo 3952240

L’impatto della crisi Coronavirus sul turismo è sicuramente di proporzioni inedite e difficilmente riconducibile alle esperienze pregresse (2001 dopo l’attacco alle Torri Gemelle; 2003 a causa della SARS e della guerra in Iraq; 2009 per la crisi finanziaria). Come dopo le crisi precedenti, è ragionevole attendersi una ripresa e magari anche uno spettacolare rimbalzo all’indomani della fine dell’epidemia. Tuttavia l’esperienza dell’epidemia lascerà presumibilmente tracce profonde nel comportamento del turista, in particolare per quanto riguarda la sicurezza lungo tutto la filiera e più in generale l’attenzione alla qualità dei servizi e dei prodotti.

Soprattutto però sarebbe bene non dimenticare che il turismo scontava già in Italia una serie di problemi che avrebbero richiesto una “politica industriale del turismo” capace di incidere su una direzione di sviluppo che presentava problemi evidenti di sostenibilità.

Oggi sarebbe utile una parola chiara, che escluda il ritorno a certi modelli di sviluppo turistico per i quali il “come prima” è impraticabile nel breve termine e non auspicabile nel lungo. Lo stesso silenzio di molte mete culturali e/o paesaggistiche, a volte malinconico, persino angosciante, ma spesso anche affascinante, invita a pensare che il turismo del prossimo decennio o sarà sostenibile o non sarà.

Tra le diverse definizioni di sostenibilità potremmo rifarci a quella proposta dall’Organizzazione Mondiale del Turismo che va in due direzioni diverse ma fortemente legate tra loro: la non alterazione dell’ambiente (sociale-naturale-artistico) e il non contrapporsi ad altre attività economiche. Bisognerà insomma fare di necessità virtù e andare anche oltre al semplice contenimento dell’overtourism (ossia il controllo degli accessi delle mete congestionate), favorendo concretamente quelle attività che non solo assicurino di non “consumare” il patrimonio artistico, naturale e sociale, ma che mantengano e, anzi, sinergicamente favoriscano altre attività produttive. Anche nel pre-pandemia vi erano esempi virtuosi di come (anche) il turismo abbia rivitalizzato qui la pastorizia, là la coltivazione di specie dimenticate, favorendo ora il mantenimento di tradizioni culturali, ora attività produttive, ora la biodiversità. E la pandemia rappresenta oggi un’opportunità per un forte ri-orientamento della domanda dai turismi “di massa” a turismi “di nicchia” che perderebbero quindi la loro connotazione elitaria.

Che fare, allora? Se sono necessari interventi straordinari per mitigare gli impatti della crisi, soprattutto per quanto riguarda l’occupazione ed il sostegno alla liquidità delle imprese di minori dimensioni, appare assai discutibile sia la tentazione di affidarsi a “campagne promozionali” e offerte commerciali, sia la proposta di un intervento generico di sostegno della domanda, con forme di bonus fiscale vincolate unicamente alla collocazione italiana della destinazione.

Al contrario le risorse disponibili dovranno essere indirizzate ad una riconversione del sistema turistico nazionale, che comporti – dove necessario – un netto ridimensionamento dei flussi turistici verso le aree congestionate, riducendo le quantità e aumentando la qualità e accompagnando l’inevitabile contrazione della capacità dell’offerta. Questo significa mettere in campo ammortizzatori sociali, da un lato, e incentivi ai comportamenti innovativi, dall’altro.

Le dinamiche innovative dell’industria turistica (pur con ritardi evidenti nel caso italiano) erano già in atto prima dell’epidemia e molte di esse possono essere rilette in modo funzionale alla gestione della crisi ed all’uscita da essa. Ci riferiamo sia ai modelli di business (piattaforme di intermediazione, sharing economy etc.), sia ai prodotti ed alle esperienze (ad esempio, formule innovative di ristorazione), sia infine alle tecnologie (realtà virtuale, realtà aumentata, IA e machine learning, robotica etc.). Si tratta di innovazioni che richiedono risorse finanziarie importanti, anche per attenuare il livello di rischio che comportano.

Non ci si potrà affidare banalmente alle forze di mercato.

Il “new normal” del turismo deve essere l’oggetto di una strategia a più livelli che realizzi, in questa fase di transizione, un’innovazione accelerata, attraverso una re-ingenerizzazione, e talora una vera propria reinvenzione, della nostra offerta turistica.

E quindi dovrebbe essere questo il momento in cui attivare rapidamente risorse ed azioni, per altro su linee già da tempo definite, a cominciare dal Piano Strategico 2017-2022, che merita una rilettura ma soprattutto una forte accelerazione nelle realizzazioni. Al tempo stesso è giunto il momento di “prendere il turismo sul serio” e di considerarlo non una rendita del “Bel Paese”, ma un settore pienamente integrato nelle catene del valore dell’economia italiana (e non solo italiana) e pienamente partecipe delle sfide e delle opportunità dei nostri tempi, a cominciare da quelle legate alla tecnologia.

La ripartenza richiederà poi, ancora più che in passato, una logica di destinazione, ossia di visioni e di azioni collettive. È infatti impraticabile un adeguamento di singoli operatori alle nuove condizioni di operatività, senza un contemporaneo e coerente adeguamento di tutta la filiera. Da questo punto di vista, l’Italia potrebbe scontare la debolezza delle governance locali e regionali dei sistemi turistici ed una visione del “destination management” troppo spesso confinata alle funzioni promozionali ed in ritardo nella evoluzione (da tempo indicata come necessaria) verso modelli di “smart destination”.

La ripartenza dovrà prendere atto di una situazione di mercato che per la stragrande maggioranza delle destinazioni risulterà irrimediabilmente compromessa nella stagione estiva del 2020 e quindi bisognerà traguardare le azioni di operatori pubblici e privati al 2021. I prossimi mesi possono quindi essere utilizzati per realizzare una progettazione capillare e sistematica di una rinnovata offerta turistica. Ciò implica la messa in campo di adeguati finanziamenti:

  • per azioni di informazione (market intelligence), finalizzate a ridurre il più possibile l’incertezza e monitorare le pratiche di destinazioni e operatori su scala globale, 
  • per iniziative di formazione a tutti i livelli,
  • per l’avvio e lo scaling up di imprese innovative,
  • per lo sviluppo di soluzioni tecnologiche innovative, il trasferimento di soluzioni già testate (ad esempio, nella fruizione dei beni culturali) e per più radicali innovazioni di prodotto.

La possibilità di mantenere un livello minimo di flussi turistici nei prossimi mesi appare realistica per un turismo nazionale o più probabilmente locale / regionale, con soggiorni di breve durata e livelli di spesa contenuti, specialmente per località e strutture che garantiscano un (verificabile!) livello di sicurezza e un sufficiente distanziamento tra nuclei familiari. Potrebbe essere importante fare di queste parziali aperture un’occasione di sperimentazione di nuove formule da applicare su scala più ampia in funzione del progressivo ampliamento dei mercati, che seguirà la riattivazione del “travel” su scala nazionale e internazionale.

Follow Us

Partner

vision and value logo

Cookie Policy

Privacy Policy

© 2020 Vision & Value Srl | vicolo della Penitenza 10 – 00165 Roma | P. IVA 04937201004
Credits elmweb