Progettare la normalità che vorremo a partire da esperienze ed evidenze raccolte con il Covid-19

Non senza una certa involontaria ironia, l’OECD ha pubblicato il 9 marzo 2020 – in piena emergenza coronavirus – il nuovo report Measuring Well-being, dal titolo “How’s Life?”. 

person 1209310 1920

 

Articolo di Silvia Castellazzi

Non senza una certa involontaria ironia, l’OECD ha pubblicato il 9 marzo 2020 – in piena emergenza coronavirus – il nuovo report Measuring Well-being, dal titolo “How’s Life?” [1].

Il report, a cadenza biennale, esplora in 37 Paesi OECD e 4 Paesi partner l’evoluzione di indicatori che in varia misura possono contribuire allo “star bene” delle persone. L’analisi statistica si riferisce a 11 dimensioni (Health, Knowledge and Skills, Safety...) e 4 categorie di risorse che si ritiene saranno importanti per preservare in futuro tale star bene (risorse economiche, naturali, sociali, umane-culturali). Il report ci restituisce innanzitutto alcune conferme (Italia ai primi posti per aspettativa di vita, 83.1 anni vs. media OECD 80.5; con il tasso più basso di suicidi ogni 100.000 abitanti [2]), poi alcune relazioni che avevamo intuito ma sono qui supportate da numeri (es. la quantità di tempo spesa in relazioni e interazioni sociali non correla significativamente con la qualità percepita e la soddisfazione derivante da tali interazioni [3]) e, in ultimo, alcuni fenomeni probabilmente inaspettati (l’Italia è sotto la media OECD per quanto riguarda le ore dedicate dagli occupati al volontariato, addirittura di circa tre volte rispetto ai Paesi nordici [4]).


Tra le dimensioni considerate ce ne sono alcune particolarmente rilevanti alla luce delle direttive anti-coronavirus che stanno interessando, in modo sempre più esteso, una serie di Paesi europei e non. Back to Maslow si potrebbe dire, e ritorno alla soddisfazione di esigenze basiche dell’esistenza? Non proprio [5]. Dimensioni come Social connections, Work-life balance, Subjective well-being, tutte investigate nel report, acquistano un altro sapore se guardate alla luce delle attuali limitazioni, ma non diventano per questo meno importanti. L’emergenza coronavirus sta infatti ridefinendo, e non solo temporaneamente, gli elementi che condizionano la nostra sensazione di soddisfazione e di benessere.

La qualità delle connessioni sociali, dopo l’autoisolamento prolungato di questi giorni, verrà definita diversamente, così come il Work-life balance, dopo settimane di quello che è già stato chiamato extreme smart working e che lascerà probabilmente segni sul benessere mentale di molti italiani.

Una domanda importante, a cui il report OECD ammette di non saper dare risposta per mancanza di dati internazionali, è quella sull’eudaimonia, sul senso di significato e di purpose che le persone vivono in quello che fanno [6]: e probabilmente in questi giorni di sacrificio e timori, tutto potrebbe sembrarci più sensato e significativo rispetto all’epoca pre-coronavirus? Forse è questa la domanda chiave da porsi.


Indipendentemente dalla definizione specifica e soggettiva che ciascuno di noi sta formulando in questi giorni per dare senso al lock-down, un’esperienza comune che per molto tempo continuerà ad essere rilevante per individui, amministrazioni e aziende, è quella relativa agli orizzonti di possibilità e di valore. Tutta una serie di azioni e iniziative considerate impossibili prima del coronavirus si rivelano invece assolutamente possibili e anzi inaspettatamente di valore: improvvisamente diventa possibile utilizzare in modo efficace le tecnologie digitali per lavorare, improvvisamente la scuola e il corpo docenti scopre di poter utilizzare su larga scala elementi di distance learning, improvvisamente “scopriamo” che se rinunciamo ad alcuni spostamenti la qualità dell’aria migliora, riscopriamo l’attenzione per alcune fasce più deboli, riscopriamo che la Quaresima può essere vissuta anche con la semplicità di un Papa parroco che tiene messa praticamente da casa.


Queste esperienze resteranno con noi, e segneranno anche le nostre aspettative nella fase post-Covid, quando si tornerà alla cosiddetta normalità.

Nell’emergenza sono delighters, ma nel post saranno must have, e potremo usarli per ridefinire insieme la normalità che vorremo. Come fare leva e non sprecare questo patrimonio non solo di innovazione, ma di apertura al cambiamento che da più parti si è affacciata? Un ruolo importante lo avranno le amministrazioni locali, nel fare tesoro delle evidenze e delle esperienze che stiamo raccogliendo, nel depurarle dagli elementi emergenziali e nel tradurli nella progettazione strutturata di servizi e spazi per i cittadini e le persone. Servizi digitali degli Uffici Pubblici, servizi per una rinnovata comprensione di work-life balance, servizi per una mobilità più intelligente, per spazi e modalità in cui vivere una socialità più ricca e significativa. Servizi e offerte per dare seguito a una solidarietà di quartiere e di condominio che è uscita dai social per comparire su bacheche e pali della luce, a beneficio di chi non è nel gruppo della Social street ma ha comunque bisogno in questi giorni, e per la gestione quindi di una demografia la cui distribuzione si è resa palese dal numero di vittime che stiamo avendo. È inoltre ancora difficile pensare che attività strutturali per il nostro paese, quali il turismo e l’occupazione che da esso ne deriva, potranno uscire “indenni”, appena si riavvieranno, dalla mutata consapevolezza collettiva che stiamo sviluppando.


L’emergenza sarà ancora lunga, ma è in queste settimane che si possono gettare i semi per istituzionalizzare e strutturare in modo consapevole, a emergenza conclusa, una serie di iniziative e proposte per mantenere gli elementi di valore che stiamo creando, e che riescano a rispondere positivamente alla domanda “How’s Life?” – per poter dire, si spera presto, it’s even better than before.

 

Bibliorafia e note

 

[1] How’s Life? 2020: Measuring Well-being, OECD, 2020

[2] “Health” in How’s Life? 2020: Measuring Well-being, OECD, 2020

 

[3] “Social Connections” in How’s Life? 2020: Measuring Well-being, OECD, 2020

 

[4] “Social Capital” in How’s Life? 2020: Measuring Well-being, OECD, 2020

 

[5] Lo psicologo Abraham Maslow è conosciuto per la sua teoria della gerarchia delle esigenze, secondo la quale gli uomini tendono naturalmente a soddisfare innanzitutto esigenze basiche di sopravvivenza, per poi passare ad esigenze più sofisticate legate alla sicurezza, all’amore e relazioni, e all’auto-realizzazione. Altre teorie, ad es. di Mihaly Csikszentmihalyi, ci raccontano invece che gli uomini aspirano a esperienze significative e di senso come elemento intrinseco all’essere umano, indipendentemente dall’aver soddisfatto tutti i livelli precedenti di esigenze.

 

[6] “Subjective Well-being” in How’s Life? 2020: Measuring Well-being, OECD, 2020

Follow Us

Partner

vision and value logo

Cookie Policy

Privacy Policy

© 2020 Vision & Value Srl | vicolo della Penitenza 10 – 00165 Roma | P. IVA 04937201004
Credits elmweb