La conferenza delle Dolomiti sul Cambiamento Climatico e.. il paradigma delle strade intelligenti

Siamo pronti a rivoluzionare la nostra società rispetto alle tecnologie moderne, 150 anni dopo la nascita della società industriale?

Editoriale di Paola BonomoFrancesco Grillo per Il Sole 24 Ore.

WE HAVE THE TECHNOLOGY: WE NOW NEED THE INFRASTRUCTURE TO HOST IT (Francesco Grillo – Paola Bonomo, Vision, 28th September 2023). Background paper verso la Conferenza delle Dolomiti sulla Governance Globale del Cambiamento Climatico. 

Buona parte degli storici fanno risalire la nascita della società industriale al 1886, l’anno in cui uno squattrinato ingegnere tedesco, Karl Benz, depositò il brevetto per il primo veicolo capace di muoversi senza il supporto dei cavalli grazie ad un motore a scoppio alimentato con benzina. In realtà, però, a rendere possibile quella rivoluzione fu necessaria un’innovazione molto più estesa: fu necessario, nei decenni successivi, costruire strade, piazze, ponti per poter ospitare la tecnologia che stava sostituendo le carrozze trainate dai cavalli. Dopo 150 anni, il senso della rivoluzione è, di nuovo, quello: per poter trasferirci da un mondo fondato sul motore a combustione interna a quello fatto di veicoli senza conducente, elettrici o volanti, avremo bisogno di un enorme investimento infrastrutturale che muterà radicalmente l’ambiente nel quale viviamo. E di regole per disciplinarne la circolazione. Il paradosso è che, rispetto a 150 anni fa, siamo più veloci nel concepire prodotti nuovi, ma più lenti nel re-immaginare le infrastrutture che li potranno ospitare.

Di digitalizzazione delle infrastrutture di trasporto si parla da decenni. Ed è un’area nella quale l’Italia ha vantaggi competitivi poco conosciuti: fu, ad esempio, Autostrade per l’Italia a introdurre per prima nel mondo il Telepass nel 1989. È ancora su un’autostrada italiana (quella del Brennero) che si stanno sperimentando le innovazioni - gli autotreni che si muovono in colonna senza conducente – che avvicinerà l’idea del trasporto su rotaia e quello su gomma. E, tuttavia, è l’imperativo morale di salvare l’umanità dalle scorie che la stessa industrializzazione ha prodotto che sta per scatenare il salto.

La trasformazione delle strade in piattaforme digitali (parallela a quella che si è seguita in Tesla per progettare computer su quattro ruote) avviene su tre grandi direttive oggetto di una delle plenarie della grande conferenza delle Dolomiti sul cambiamento climatico che si terrà a Trento e a Bolzano dal 5 ottobre.

Innanzitutto, c’è l’idea di dotare le infrastrutture dei sensori che guidino i veicoli, e sono stati gli aeroporti i primi a compiere tale transizione: tecnicamente gli aerei sono già a guida autonoma. In secondo luogo, le strade non solo si popolano di nuovi sistemi di ricarica, ma diventano capaci di accumulare l’energia – statica e dinamica - delle automobili per restituirgliela attraverso un meccanismo di induzione (soprattutto quando sono parcheggiate). C’è, poi, un terzo livello meno impegnativo dove si digitalizza il rapporto tra amministrazione e utente del trasporto: segnaletica stradale, strisce pedonali diventano digitali; mentre i parcheggi e gli ingressi in città sono prenotati e il controllo delle violazioni diventa non più eludibile: tutto enormemente meno costoso e infinitamente flessibile.

Quello delle infrastrutture intelligenti è però un traguardo che richiede un ingrediente che abbiamo in quantità inferiore rispetto agli Stati che all’inizio del secolo scorso trovarono nella propria capacità di pianificare infrastrutture la propria funzione storica. Oggi manca all’Occidente proprio questa capacità di riprogettare il proprio ambiente fisico, paralizzato da mille veti. Come forse è naturale per delle democrazie mature.

Popolare di auto e moto elettriche le strade di una città potrebbe richiedere corsie speciali, anche solo per evitare l’attraversamento da parte di pedoni abituati a riconoscere dal rumore l’avvicinamento di un motore a scoppio. Lo hanno capito in Cina e in India, dove il governo trova meno resistenze ad approcciare il sogno delle automobili a guida autonoma partendo dalle strade.

Quindici anni dopo l’invenzione della prima automobile, la fabbrica dell’Ingegner Benz (prima di fondersi con la Mercedes) vendeva circa 4.000 automobili. Oggi, quindici anni dopo la prima sperimentazione di successo – in una competizione finanziata dall’agenzia americana per i progetti speciali di ricerca (DARPA) – di un’automobile totalmente senza automobilista, i veicoli a guida totalmente autonoma non sono ancora in circolazione. Il paradosso è che la società tecnologicamente più evoluta della storia è meno politicamente pronta all’innovazione di quella che si preparava ad entrare in un’era che stiamo per abbandonare. Le tecnologie ci sono; abbiamo bisogno di chi ci riorganizza attorno società intere.

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