Il Paradosso dell'Astensione

Le idee per prenderla sul serio

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Articolo di Francesco Grillo per Il Messaggero

Cinquantadue per cento: sono più della metà, i cittadini italiani che hanno deciso di non partecipare alle elezioni del parlamento europeo. Per la prima volta, la percentuale di astenuti in Italia ha superato (di pochissimo) la media europea che rimane molto alta. È vero che Paesi molto civili sono riusciti a sopravvivere con percentuali di partecipazione al voto anche inferiori. E, tuttavia, ciò che colpisce del voto italiano ed europeo, è la tendenza in costante discesa. Vent'anni fa, votavamo molto di più per eleggere istituzioni molto meno potenti. Il paradosso è che, mentre i problemi da affrontare hanno assunto una dimensione che sempre più chiaramente supera quella degli stati nazionali, è cresciuta l'indifferenza per le assemblee che dovrebbero occuparsene. Ciò crea una questione di democrazia e di efficienza delle istituzioni, che deve essere la prima priorità per chi proverà a governare un'Unione che rischia di frantumarsi.

Nel 1979, quando per la prima volta fu eletto quello che è rimasto l'unico Parlamento transnazionale del mondo, l'86% dei cittadini italiani parteciparono al voto. Da allora è cominciato un calo inesorabile. Come dice il grafico che accompagna l’articolo, vent'anni fa votavano ancora più di due terzi degli elettori, nell'ultimo fine settimana meno della metà. E, tuttavia, nel frattempo, le competenze del Parlamento europeo sono state rafforzate da successive revisioni dei trattati (Maastricht, Lisbona). Ed è aumentata la percezione dell'impotenza dei governi nazionali rispetto ad alcune delle questioni più importanti.

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Se le ultime elezioni spostano infatti gli equilibri verso partiti che esprimono scetticismo, quegli stessi partiti non possono più evitare di ammettere che ormai la sicurezza del loro stesso "territorio" si gioca su un piano globale. Lo dimostra il caso del partito che ha chiesto "meno Europa" (la Lega) e che pure ha messo la guerra (e la necessità di un impegno dell'Europa per un negoziato per la pace sull'Ucraina) al primo posto della sua agenda. O dello stesso partito degli agricoltori olandesi - quello che ha innescato la contestazione alle regole del patto verde - che, però, non nega che il cambiamento climatico sta bruciando i terreni e chiede all'Europa di pretendere meno emissioni dalla Cina e dall'India. Il mondo ci sta arrivando addosso con i virus che piombano da terre lontanissime o con i conflitti che fanno esplodere le bollette, ma il tasso di partecipazione alle elezioni sembra dimostrare che crediamo meno di poterci occupare di politica, proprio mentre la politica (o la sua assenza) si sta per occupare della nostra vita. Con una brutalità che avevamo dimenticato da qualche generazione. A spiegare il paradosso ci sono sia questione di forma - della democrazia che usiamo per partecipare - che di sostanza - della capacità, cioè, dei politici che eleggiamo di risolvere problemi. Innanzitutto, le forme della partecipazione. Nel 1979, quando furono scritte le regole per eleggere il parlamento europeo che sono rimaste immutate per mezzo secolo, ancora usavamo il telefono fisso e le notizie ci arrivavano dalla sala Rai. In cinquantanni, una tecnologia che nel 1979 usavano solo i militari (internet), ha radicalmente cambiato l'allocazione dell'informazione e dunque del potere (che è informazione). Ma le forme della democrazia - che in Occidente regola i modi attraverso i quali il potere si distribuisce, si esercita, si contiene - sono rimaste le stesse. La sola Estonia usa il voto elettronico, mentre attraverso strumenti elettronici trasferiamo soldi, dichiariamo redditi e scarichiamo referti medici. Ed è la stessa idea di cittadinanza che le leggi elettorali esprimono, a riflettere un mondo che non c'è semplicemente più. Le circoscrizioni sono ancora solo rigidamente su base territoriale: un residente in Francia può essere solo votato da francesi; così come alle elezioni nazionali un candidato può essere votato da soli pugliesi (a meno che non si presenti in più collegi). Creando un paradossale (e illegittimo) svantaggio per chi ha la fortuna o la sfortuna di avere amici distribuíti nello spazio; e ignorando il fatto che, oggi, un trentenne ha mediamente cambiato almeno due volte città e lavoro e che si percepisce parte di una comunita che attraversa i confini. 

Dall'altra, la sostanza. Senza l'energia che possono dare i cittadini, la stessa politica finisce con il diventare amministrazione (burocratica) di dossier. Non certo espressione di leader capaci di mobilitare persone attorno a strategie di cambiamento (come avrebbero dovuto essere quelle che timidamente abbiamo chiamato "transizioni"; e sono invece rivoluzioni tecnologiche o ambientali). Ciò conduce ad uno svuotamento anche delle stanze nelle quali dovrebbe esserci i bottoni del potere.

La crisi della democrazia europea non è determinata, allora, dalla sfortuna di dover occuparsi di Trump o di Orban. Ma da una sua debolezza interna. Da una sua obsolescenza rispetto a fenomeni tecnologici, demografici, sociali che continuiamo a non capire. E' una crisi alla quale si risponde, innanzitutto, rendendo le modalità di partecipazione più intelligenti, più frequenti. Più diversificate per far dipendere dai più giovani le scelte che daranno forma al futuro. E costruendo sulla fiducia scelte più forti (che non possono essere rese perennemente mediocri dalla necessità di mediazioni impossibili). Va immaginata un'Europa del futuro dopo il terremoto dello scorso fine settimana ed è un'operazione impossibile se non ci rassegniamo all'assoluta urgenza di abbandonare l'idea della politica come tecnica. E di dover riavvicinare i cittadini ad un potere che diventa impotente se non riesce a rappresentarli.

 

Referenze: 

Ministero dell'Interno (2024). "Elezioni 2024: Affluenza per le Europee al 49,96%". Link

Financial Times (2021). Patrick Mulholland. "Estonia leads world in making digital voting a reality. Baltic nation has expanded its digital revolution to include free, fair and secure online ballots"Link

European Parliament. Verian, per conto del Parlamento Europeo (2024). "Parlamento Europeo 2024-2029. Risultato Provvisorio". Link

European Parliament. Verian, per conto del Parlamento Europeo (2024). "Affluenza per anno. Risultato Provvisorio". Link

European Parliament. Verian, per conto del Parlamento Europeo (2024). "Affluenza per paese (%). Risultato Provvisorio". Link 

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