Camerun, l’incognita etnica

L'Africa non è solo la Libia.

Articolo di Emanuele Gentile

Fonte: Crisis Group

Le ultime vicende storiche del Camerun non hanno avuto particolare riscontro nel nostro paese. A parte alcuni blog che si dedicano alle notizie “di nicchia” nessuno sa cosa stia succedendo in Camerum. Infatti, nell’ex-colonia francese da alcuni anni a questa parte è in atto una crisi seria e molto complessa che ha il proprio fondamento nelle diatribe etniche fra i francofoni e gli anglofoni che abitano il paese dell’Africa Equatoriale. A tal proposito si prega di visionare la cartina acclusa. In questo articolo proveremo a darvi alcune informazioni sui recenti avvenimenti in atto in quel paese.

Ci sono due date da tenere bene in mente: 1 ottobre 2017 e 7 ottobre 2018. La prima data coincide con l’indipendenza delle regioni anglofone dal potere centrale di Yaoundé, mentre la seconde riguarda le contestate elezioni presidenziali dove risulta per l’ennesima volta vincitore Paul Biya. Iniziamo la nostra disamina dalla prima data.

INDIPENDENZA DELLE REGIONI ANGLOFONE

C’è un preludio alla crisi che sta investendo il Camerun. Esso risale al 6 ottobre del 2016 allorquando il Cameroon Anglophone Civil Society Consortium (in sigla CACSC – trad. in italiano: Consorzio della Società Civile del Camerun Anglofono), un’organizzazione sindacale di avvocati e insegnanti operante nelle regioni anglofone del Camerun, dichiararono uno sciopero perché il potere centrale aveva deciso di nominare giudici francofoni proprio in quelle regioni che un tempo facevano parte del Camerun inglese. Questa organizzazione richiedeva il ritiro del provvedimento, ma dalla capitale Yaoundé arrivarono solo dinieghi e dure prese di posizione. Ciò portò all’estensione della protesta in tutta la parte anglofona del paese con susseguente repressione da parte del governo centrale.

Pertanto si arriva al 1 ottobre del 2017, data nella quale gli indipendentisti anglofoni appartenenti alle regioni del Sud Ovest e del Nord Ovest (in sigla NOSO e rappresentano il 17% in termini di popolazione) dichiarano l’indipendenza dal potere centrale. Si creò, quindi, uno Stato indipendente con l’appellativo di Repubblica Federale di Amazombia (in inglese Federal Republic of Amazombia). Naturalmente il governo centrale rifiutò del tutto questo atto unilaterale e radicalizzò la situazione intervenendo in maniera brutale contro le regioni secessioniste. In pratica la situazione era degenerata in un conflitto armato, né più né meno.

Le ragioni della dichiarazione di indipendenza risiedono nel fatto che la maggioranza francofona ha da sempre marginalizzato la componente anglofona in ogni settore e a ogni livello creando una situazione di reale apartheid.

Oltre a un’internabile serie di scontri molto sanguinosi fra le parti che produssero decide e decine di morti – si dice 1850 persone uccise – avvenne un’ “insolita” interruzione di ogni collegamento Internet che durò ben 93 giorni dal 29 gennaio 2017 al 20 aprile dello stesso anno. E’ chiaro che tale interruzione era dovuta all’intervento del potere centrale per determinare una situazione di forte isolamento delle regioni anglofone del Camerun.

Alcune date da tenere in considerazione:

  • 1 dicembre del 2017, il Presidente del Camerun Paul Biya tratta i secessionisti alla stregua di terroristi a seguito della morte di sei soldati camerunesi;
  • Nella notte fra il 7 e l’8 dicembre del 2017 assalto di 200 indipendentisti alla caserma della Gendarmeria a Mamfe. Morti e feriti da entrambe le parti; 
  • Maggio 2019, 23 morti nella parte anglofona del Camerun;
  • 1 dicembre del 2019 tentativo di abbattimento di un aereo della Camair-Co;
  • Il 7 febbraio 2020, il capo della resistenza anglofona, detenuto nella prigione centrale di Yaoundé, Sisiku Julius Ayuk Tabe fa sapere che la resistenza continuerà senza sosta;
  • Il 16 febbraio del 2020 l’armata camerunese uccide 22 civile fra cui 11 bambini e una donna. In seguito il governo riconoscerà il crimine;
  • Il 2 luglio 2020 la chiesa cattolica indice una riunione di conciliazione nazionale e altre iniziative tese a una pacificazione fra le parti in lotta;
  • Il sabato 24 ottobre 2020, degli assalitori in abiti civili e a bordo di motociclette, armati di fucili e machete, massacrano degli scolari fra i 12 e il 14 anni che frequentavano la Mother Francisca School di Kumba.

LE ELEZIONI DEL 2018

Il sette ottobre del 2018 si tengono le elezioni per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica del Camerun. Ci sono parecchi candidati, ma i due principali sono Paul Biya (Presidente uscente e in carica dal 1982) e Maurice Kamto leader del Mouvement pour la Renassaince du Cameroun (in sigla MRC – trad. in italiano: Movimento per la Rinascita del Camerun). I risultati annunciati in maniera ufficiale dal Conseil Constitutionnel (trad. in italiano: Consiglio Costituzionale) il 22 ottobre dello stesso anno sono i seguenti:

  • Votanti 3.590.681 ossia il 53,85% con una flessione rispetto alle precedenti elezioni presidenziali del 2011 del 14,4%;
  • Paul Biya 2.521.934 voti pari al 71,28% delle preferenze, ma con una flessione del 6,7% rispetto alle precedenti elezioni presidenziali del 2011; 
  • Maurice Kamto 503.384 voti pari al 14,23% delle preferenze.

Già all’indomani delle elezioni Maurice Kamto lancia l’allarme sulla non regolarità delle elezioni. La situazione diventa molto critica e difficile da gestire. Infatti, Maurice Kamto è persino arrestato nel gennaio del 2019 e liberato solo a seguito di pressioni internazionali multiformi il 5 ottobre dello stesso anno. Assieme a lui sono stati liberate altre 103 persone appartenenti al MRC. La liberazione di Paul Kamto è stata ottenuta grazie all’intervento dell’ONU, della Francia, degli Stati Uniti e dell’Unione Africana. Bisogna dire, inoltre, che le elezioni del 2018 sono state molto disturbate dai separatisti dell’ovest anglofono e che nel nord sono avvenute delle incursioni piuttosto frequenti dei Boko Haram dalla vicina Nigeria.

Su questo argomento il Crisis Group ha pubblicato un’interessante inchiesta intitolato “Apaiser les tensions ethno-politiques au Cameroun, en ligne et hors ligne” (trad. in italiano “Calmare le tensioni etnico-politiche nel Camerun, online e offline”)1

Secondo il Crisis Group tutto nasce da uno scontro interno alle varie etnie francofone del Camerun: i Bulu e i Beti appoggiano Paul Biya. I primi originari del sud e i secondi del centro del paese. Mentre Paul Kamto sarebbe espressione dei Bamilékè originari dell’ovest francofono. I deputati espressione delle posizioni del Presidente Paul Biya hanno spesso accusato i sostenitori di Paul Kamto di tribalismo e di altri crimini. Il problema è che il tribalismo o l’etnismo rappresentano un problema molto complesso per il paese africano visto che ci sono almeno 250 gruppi etnici. Il che la dice lunga sul fatto che gli equilibri sociali e politici del paese africano siano più che delicati e in perenne pericolo di rompersi definitivamente. Naturalmente la pandemia dovuta al Covid-19 non ha certamente aiutato la situazione a tranquillizzarsi, ma anzi ha provocato ulteriori fratture in seno alla società camerunese.

Il bilancio di questo conflitto etnico è molto pesante in termini umani. Ho già anticipato che ben 1850 persone sono state uccise. Abbiamo 530.000 profughi interni più altre 50.000 che hanno trovato rifugio nella vicina Nigeria. Inoltre, ben 700.000 bambini sono rimasti senza scuola visto che il coprifuoco ha imposto la chiusura di tutti gli istituti scolastici del paese.

Prima della fine della conferenza organizzata dalla chiesa cattolica, Paul Biya autorizza il rilascio di 333 detenuti di etnia anglofona, ma non del capo dei secessionisti ossia Sisiku Julius Ayuk Tabe e di nove alti dirigenti del movimento indipendentista dell’ovest anglofono.

In questo drammatica situazione i c.d. “social network” non hanno giocato un ruolo positivo. Anzi hanno contribuito ad avvelenare ulteriormente uno scenario preoccupante e difficile. Infatti, sulla rete si sono diffusi un numero considerevole di messaggi inneggianti all’odio per l’altra parte oppure alla pura e semplice disinformazione. Il Conseil National de la Communication (in sigla CNC – trad. in italiano: Consiglio Nazionale della Comunicazione) potrebbe operare in maniera positiva contro gli “hate speech”, ma la sua attività è molto limitata dovuta a mezzi insufficienti e poco efficaci. Questo all’interno di una lotta fra il complesso ufficiale dell’informazione rappresentato dalla Cameroon Radio Television (trad. in italiano: Radio Televisione del Camerun) e dall’altra da due piccole stazioni televisive molto attive su Facebook. A ciò aggiungasi 3 blogger che rispondono al nome di Mimi Mefo, Paul Chouta e Boris Bertolt che contano più di 100.000 abbonati ciascuno. Nel Camerun il tasso di penetrazione di Internet è di circa il 30% al gennaio 2020 e il 59% dei 7.800.000 milioni di utilizzatori di Internet lo fanno via Smartphone.

Il governo del Camerun e il Presidente Biya hanno cercato di sedare queste tensioni etniche distribuendo posti importanti di governo nel settore pubblico e nelle imprese parastatali a personalità appartenenti a tutte le etnie. Questo in virtù di una legge del 1982, ma come abbiamo visto tale azione non ha avuto i risultati attesi e forse ha contribuito ad esacerbare ulteriormente gli animi. Si cerca, persino, di immaginare una transizione post-Biya che al momento sembra molto difficile. Ripeto “sembra”, ma poi in Africa spesso la situazione può precipitare da un momento all’altro senza accorgersene come è successo di recente in Mali.

Certo bisogna operare una profondo rinnovamento della società camerunese sviluppando una politica che si basi sui seguenti punti:

  1. Riforma elettorale per ristabilire un certo consesso politico;
  2. Il governo dovrebbe sviluppare tutta una serie di iniziative tese al dialogo con le opposizioni per trovare quelle giuste soluzioni per tranquillizzare la situazione;
  3. Introdurre delle misure per prevenire le violenze etniche come sanzionare le violenze etniche oppure fare fronte comune contro i contenuti incendiari e la disinformazione online.

Questo è quanto sta accadendo in Camerun in questi ultimi anni. I fatti che vi abbiamo raccontato devono costituire un monito per tutta la comunità internazionale poiché l’Africa è un continente in rapida espansione in parecchi settori cruciali, ma che ha la necessità di rivedere in maniera approfondita e complessa il tributo verso il suo passato che potrebbe diventare un ostacolo al suo progresso civile ed economico. Ecco perché voglio sottolineare come parole di chiusura: AFRICA, NON C’E’ SOLO LA LIBIA!

1. Il link di accesso all’inchiesta è il seguente: https://www.crisisgroup.org/fr/africa/central-africa/cameroon/295-easing-cameroons-ethno-political-tensions-and-offline.

 

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