Il Fisco come Opportunità di Crescita

"Ancora una volta il sistema fiscale si presenta come una delle leve di sviluppo, o come inibitore della crescita, dell'Italia. "
Articolo di Riccardo Scarfato

 Una riforma del fisco in Italia sembra essere sempre più lo snodo cruciale e di decisione importanti per una politica nazionale consapevole e che guarda al futuro, con scelte che possano risollevare o altrimenti compromettere l’economia dell’Italia.

Il fisco rappresenta al momento un punto di rottura importante tra Stato e Cittadino. La fiducia verso lo Stato e l’amministrazione viene meno nel momento principe del sistema fiscale, ovvero la riscossione. Per essere più precisi, la sfiducia si sostanzia in un atto tanto opaco quanto singolare: la Cartella di Pagamento. Nel riscuotere un comune credito, occorre un titolo esecutivo che accerti il “dovuto” e dia la possibilità di intimare il precetto, ma nella riscossione tributaria la cartella di pagamento e la relativa iscrizione al ruolo sono sufficienti per attivare la procedura esecutiva, pur avendo natura di atto amministrativo e non giudiziario.

La ricezione, com’è concepita oggi, da parte del singolo cittadino di una cartella di pagamento, è destinata ad erodere la fiducia alla base contratto sociale con l’amministrazione. Nel corso degli anni l’incertezza e la complessità hanno accresciuto questo divario che riversaeffetti negativi su tutta l’economia del Paese.

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Il miglioramento del sistema fiscale passa necessariamente attraverso il cittadino. Perciò c’è un’esigenza di norme, procedure ed enti pubblici trasparenti, efficaci ed efficienti. Il sintomo palpabile di questo disagio per il cittadino è, in parte, rappresentato dal fenomeno dell’evasione fiscale che cresce non solo con il crescere del peso delle imposte, ma anche con l’aumentare del tempo necessario a compilare le dichiarazioni e del livello di insoddisfazione dei cittadini nei confronti della cosa pubblica e della politica.

La situazione si è inasprita sempre più dall’inizio del secolo, poiché la globalizzazione sfida gli stati ad attrarre più lavoratori e imprese di maggior valore. Anche la digitalizzazione concorre a rendere più difficile la sfida nel settore dei tributi, basti pensare alla difficoltà (vedi web tax) nel tassare le attività dei giganti del web.

Tuttavia, le opportunità della digitalizzazione sono abbastanza evidenti e alla portata di tutti, se solo fossero utilizzate nella maniera corretta ed in modo capillare ed efficiente in un quadro programmatico a lungo termine. In particolare, il tempo dedicato agli adempimenti tenderebbe a ridursi ed anche i versamenti tributari si ridurrebbero in quanto accorpabili. In questo scenario poco felice, il Think Tank Vision fornisce qualche spunto in funzione di un’agenda o strategia futura.

La necessità di uno spostamento del carico fiscale da imponibili, sempre meno legati al territorio e quindi sempre più incerti, ad altri la cui tassazione sia più semplice è quanto meno attuale. Il carico va spostato dai redditi da lavoro e da impresa ai patrimoni ed ai consumi, preservando tuttavia quelli essenziali e colpendo quelli a maggiore impatto ambientale. Inoltre, quest’ultima tesi viene sostenuta dallo studio OECD “Reconciling fiscal consolidation with growth and equity” nel 2014, come anche confermato dai premi Nobel per l’economia William D. Nordhaus e Paul M. Romer nel 2018.

Ritornando alla centralità della figura del cittadino, bisognerebbe rafforzare la possibilità data al contribuente per il recupero dell’imponibile ed estendere a tutti l’opportunità di dedurre alcune spese, ad oggi previste solo per la partita IVA; creando così un deterrente naturale ai pagamenti in “nero.” Infine, partendo dal sistema di accertamento delle agenzie fino al processo tributario in capo alle commissioni tributarie, provinciali e regionali, si esige una riforma strutturale. L’introduzione di un premio di performance dei dirigenti delle agenzie non può non andare a braccetto con la responsabilità per eventuali errori nell’esercizio delle proprie funzioni. Va chiarita l’opacità della composizione delle commissioni tributarie che tra le loro fila non vedono solo giudici, ma anche funzionari delle agenzie, altri dipendenti pubblici e professionisti privati di settore, minando cosi l’imparzialità e l’indipendenza dell’organo giudiziario e della sua funzione di garanzia.

Una riforma fiscale, che tenga conto degli aspetti presentati, porterebbe benessere all’intero sistema economico nazionale, partendo dai cittadini, arrivando agli investitori e passando per una migliore gestione della crescita economica affidata allo Stato.

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