Auto elettriche: paradigma di politiche che inseguono il paese

“Il futuro è già qui, è solo distribuito male”
Articolo di Riccardo Luca Broggi 

 “Il futuro è già qui, è solo distribuito male”: lo disse Gibson, nel ‘99, poco prima del turn of the millennium, quando le self-driving car erano ancora materiale da fantascienza e l’idea di connettere 4 miliardi di persone istantaneamente, mera utopia. 

Sembra quasi banale sottolineare un sillogismo come questo.
I cambiamenti, per definizione, impiegano tempo per affermarsi come realtà prevalenti: nel corto e medio termine non sono altro che il progressivo e lento allargamento alle masse di realtà inizialmente di nicchia. Se prendiamo in analisi il caso della diffusione delle auto elettriche, però, lascia a bocca aperta il confronto: nel 2017, in Norvegia, ogni 100 automobili vendute, 33 erano elettriche, in Italia, invece, solamente 1 su 1000.

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Dire che il futuro è già qui, ma distribuito male, non è quindi solo vero per definizione, ma è descrizione puntuale di uno scenario deludente.
Con una aggravante paradossale: primo esportatore europeo di greggio, è proprio la Norvegia ad essere anche il più avanzato paese al mondo in fatto di diffusione di veicoli ad emissioni zero. Per offrire un quadro più ampio, nello stesso anno, in Cina, ogni 100 auto immatricolate 2.6 erano elettriche, in America 1.7 e in Europa in media 1: in confronto al 33% norvegese, anche questa media europea dell’1% appare irrisoria, ma comunque un ordine di grandezza maggiore rispetto al panorama italiano, decisamente sottotono. Che su quasi 2 milioni di nuovi veicoli nel Bel paese solamente 1967 fossero elettrici, però, non può che essere sintomatico di un problema strutturale e sistemico, oltre che motivo di imbarazzo nazionale.
Questi i dati inconfutabili degli acquisti effettuati.

Se però passiamo ad analizzare i dati relativi alle intenzioni di acquisto, il quadro assume toni decisamente diversi: una recente ricerca Doxa per l’Osservatorio Findomestic riporta, infatti, che quasi un italiano su tre (27%) ha in programma di acquistare la prossima auto ibrida mentre quasi uno su dieci (9%) afferma che ne acquisterà una elettrica. Sorge quindi spontaneo chiedersi come sia possibile riconciliare le buone intenzioni riportate nei sondaggi, il quasi 10% con i fatti, il misero 0.1% acquistato.
Le ipotesi sono due: o ecofriendly e green sono considerate risposte più “cool” da dare all' intervistatore e quindi il dato non è attendibile, oppure i consumatori Italiani dimostrano un “mindset” più informato e moderno rispetto a politiche non più al passo coi tempi.
Il sentimento che emerge, infatti, è che culturalmente gli intervistati siano già orientati a scelte meno impattanti sull'ambiente e tecnologicamente avanzate, evidenziando così un divario tra il paese reale e le sue politiche in fatto di energia pulita e riduzione dei consumi. Proseguendo nella lettura di questa ricerca, i dati sembrano supportare la seconda ipotesi: uno su due degli intervistati dice, infatti, di essere frenato nella scelta dagli eccessivi costi di acquisto (47%) e dalla quasi inesistenza di punti di ricarica (48%), ritenendo inoltre che agevolazioni economiche faciliterebbero molto la sua decisione come incentivi sui pedaggi, parcheggi (36%) e bollo auto (21%).
Proprio questi gli elementi essenziali della ricetta di innovazione grazie a cui il regno norvegese, negli ultimi due anni, ha aumentato del 39.6% il numero di nuove auto elettriche. Come sottolineato da un report pubblicato recentemente dall’istituto ICCT di Washington, infatti, la Norvegia è leader globale per diffusione di punti di ricarica in rapporto ai cittadini, con oltre 10 mila colonnine. Acquistare un auto elettrica dà inoltre diritto all’esenzione dai pedaggi autostradali, tassa CO2, IVA (25%), tassa sul peso oltre alla disponibilità di posti riservati nei parcheggi e il diritto a circolare sulle corsie degli autobus. Il risultato è una sinergia esplosiva tra la lungimiranza dei consumatori e il supporto puntuale di politiche nazionali illuminate.

In Italia incentivi come quelli norvegesi rimangono, purtroppo, un miraggio, ma c’è motivo di speranza: come disse Margaret Mead, “Non dubitate mai che un piccolo gruppo di cittadini coscienziosi ed impegnati possa cambiare il mondo. In verità è l'unica cosa che sia mai accaduta”. Per sopperire alle mancanze della politica, infatti, la risposta dei consumatori italiani è stata la creazione di gruppi di acquisto solidali come il GAI (Gruppo Acquisto Ibrido) per negoziare con le concessionarie sconti sia sull’acquisto che sulla manutenzione (fino al 20%). La scelta di consociarsi fatta dai consumatori dimostra la modernità del loro approccio: non solo, si aumenta il potere di acquisto, ma si amplifica anche un potente ed indispensabile mezzo di diffusione culturale. Ad oggi, quindi, le auto elettriche rimangono appannaggio di pochi per un fallimento di public policy, ma seguire l’esempio dei colleghi europei è imperativo per superare questa impasse che relega il nostro paese a fanalino di coda del vecchio continente. Va riconosciuto e colto, però, il positivo segnale di cambiamento culturale che mostra un paese pronto ad affrontare la sfida e cogliere l’opportunità non appena verranno messe in atto adeguate politiche che ne supportino l’evoluzione. I consumatori italiani ci mandano timidi suggerimenti: a noi il compito di cogliere, capire e tramutare in realtà questi cenni di futuro. E finalmente distribuirlo. A tutti. Con equità.

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